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venerdì 11 ottobre 2013

Basket, serie A. Le pagelle del mercato, seconda parte

Montepaschi Siena: Come l’anno scorso Siena ha ceduto molti pezzi pregiati e non sembra favorita. La Supercoppa però ha messo in mostra altro. Coach Crespi, affidandosi al talento di Hackett e all’esperienza di Ress ha già messo in bacheca un trofeo. Josh Carter ed Erik Green sembrano scommesse già vinte, mentre English ha ancora molto da imparare. Hunter è in ritardo di condizione, ma sarà importante. Viggiano è un giocatore solido e Rochestie dalla panchina può aiutare. Sicuramente non una corazzata, ma una squadra di alto livello sì. Voto 7

Pallacanestro Cantù: Si riparte da Sacripanti in panchina e con Cusin, Aradori, Ragland e Leunen rimasti dalla scorsa stagione. Una bella base di partenza su cui si aggiungono Micheal Jenkins, tra i migliori della scorsa Legadue con la maglia di Brescia e Marcel Jones, americano alla prima esperienza di alto livello in Europa. Dal mercato è arrivato anche Stefano Gentile, playmaker in grado di accendere le partite se usato con parsimonia. Potrebbe essere anche l’anno del giovane Abass reduce da un esperienza ottima con la Nazionale Under 20. Più che in campo i problemi sono legati alla proprietà. Voto 7

Pasta Reggia Caserta:

giovedì 10 ottobre 2013

Basket, serie A: le pagelle del mercato, prima parte

La Supercoppa è alle spalle e con essa il trionfo della nuova Siena, che non perde l’abitudine di vincere in scioltezza. A pochi giorni dall’inizio del campionato Serie A, si parte il 13 ottobre, ecco un breve recap di quanto successo sul mercato estivo. Iniziamo con otto squadre, domani pubblicheremo le rimanti otto!

Acea Roma: Partiti Datome, Lawal e salutato coach Calvani, Roma riparte da Jordan Taylor e Phil Goss e da Quinton Hosley, il pezzo più pregiato del mercato targato Virtus. Tutto da testare in Italia Callistus Eziukwu, come anche Mbakwe che però sembra più pronto. In attesa di conoscere il destino di Bobby Jones (e del suo passaporto) si pensa a Songaila, usato sicuro. Dalmonte in mano una buona squadra, ma serve tanto lavoro per trovare la chimica. Difficile ripetere i playoff dello scorso anno, ma Roma è una squadra di buon livello. Voto 6

Banco di Sardegna Sassari: I due Diener e Sacchetti, queste le certezze di Sassari, a cui si aggiunge però un mercato importante. Marques Green, con tutti i suoi limiti, resta uno dei migliori playmaker d’Italia, mentre Linton Johnson sotto canestro si fa sempre sentire e dovrebbe sostituire degnamente Easley. In ala è arrivato Caleb Green, un giocatore con punti nelle mani. Infine c’è Omar Thomas, lontano da Avellino non si è mai ripetuto ad altissimi livelli, ma potrebbe fare la differenza. Voto 7.5

Cimberio Varese: Anche Varese è reduce da una stagione importantissima e come Roma ha cambiato moltissimo. Ovviamente la cessione più dolorosa è quella di Dunston, volato all’Oly. Coleman e Polonara, chiamato alla definitiva esplosione, sembrano le certezze assieme a Clark. Tutto da testare Hassell, il sostituto designato di Dunston. Da quanto visto in Supercoppa però la strada per il successo sembra ancora lunga. Voto 6

venerdì 2 agosto 2013

Il Punto sul mercato NBA. Jennings fa sognare Detroit; Cleveland pensa in grande, Lakers e Mavs decisamente no

Ci eravamo lasciati con la promessa di focalizzarci sulle mosse di mercato di cui non avevamo ancora trattato, ed eccoci qua (clicca qui per leggere l'ultimo articolo sul mercato NBA). 

Vogliamo però iniziare con uno scambio importantissimo che ha movimentato gli ultimi giorni, ovvero quello che ha portato Brandon Jennings ai Detroit Pistons in cambio di Brandon Knight, Khris Middleton e Viacheslav Kravstov. Jennings aveva appena firmato un triennale da 25 milioni con i Bucks, prima di essere spedito tramite una sign and trade proprio ai Pistons. 


Detroit archivia così un mercato davvero scoppiettante, che ha visto il suo apice con l’innesto di Josh Smith ma anche di altri elementi interessanti, non ultimo proprio Gigi Datome, che secondo molti ha numerose chance di partire nel quintetto base già da subito. Ricordiamo infatti che Detroit dovrebbe partire con Jennings, Caldwell-Pope (con Billups pronto a subentrare ad uno dei due….), Smith, Monroe e Drummond, ma è molto probabile che J-Smoove sarà impiegato la maggior parte del tempo da ala forte, liberando quindi lo spot di ala piccola probabilmente proprio all’ultimo MVP del campionato italiano. I Pistons attualmente mantengono il proprio salary cap intorno a quota 60 milioni, dunque esattamente al limite, ma dall’anno prossimo Stuckey e Villanueva libereranno nientemeno che 17 milioni di dollari in due; è dunque pronosticabile che, se ora i Pistons sono in lizza per uno dei primi 5/6 posti ad est, dal 2014 potranno puntare molto molto più in alto.

giovedì 1 agosto 2013

Basket, il Punto sul mercato di serie A. Siena conferma Hackett, ma Sassari, Milano e Venezia sono già pronte!


Un nostro vecchio amico, scherzando, a qualcuno un po’ troppo avaro diceva sempre: “se non hai i soldi, stai a casa!!!!”

Nell’attuale mercato potremmo, anche se in maniera più rispettosa, usare la stessa battuta! Prima di addentrarci però nel vortice degli acquisti e delle vendite, è quanto meno doveroso citare l’impresa della nostra nazionale under 20 che si è aggiudicata il titolo europeo. Della Valle, Tonut, Laganà come figli d’arte, e i loro splendidi coetanei, hanno dato questa gioia al basket italiano che ha veramente tanto bisogno di successi, popolarità e sogni! ...e chissà che non sia il preludio per una buona prestazione della nazionale maggiore in Slovenia, certo l’assenza di Gallinari è importante, ma l’entusiasmo sembra palpabile e se lo capisse anche “Mamma Rai” ne gioverebbe tutto il movimento!

martedì 9 luglio 2013

Basket, il punto sul mercato di serie A. Cambiano i coach in vetta, iniziano i primi movimenti di giocatori


Sono passate tre settimane dall’assegnazione dello scudetto 2012/13 e, come cantava Fred Bongusto, sono davvero tre settimane da raccontare! In attesa degli europei (Slovenia dal 4 al 22 settembre) e dell’inizio della prossima stagione, sono già successe davvero tante cose.

La prima situazione che colpisce è che nessuna delle quattro semifinaliste avrà l’allenatore dello scorso campionato. Siena perde Luca Banchi che va a Milano e dovrebbe affidare la panchina al suo secondo Marco Crespi, Roma divorzia da coach Calvani dopo un po’ di trambusto (come lui stesso lo ha definito) e fa sedere in panca Luca Dal Monte, Varese saluta Frank Vitucci che si accasa ad Avellino e prende Fabrizio Frates da subito molto polemico con Milano, infine Cantù vede coach Trinchieri andare a caccia di trionfi in terra russa e riporta l’affidabile Pino Sacripanti al Pianella il quale proverà ad essere la seconda volta profeta in patria.

Il punto sul mercato NBA. Iguodala ai Warriors; J-Smith ai Pistons; i Cavs puntano molto in alto...

Settimana incandescente in NBA. Oltre alla firma di Dwight Howard per gli Houston Rockets, di cui parliamo a parte (clicca qui per leggere l'articolo), tantissimi free agent hanno svelato la loro prossima destinazione. 

Partiamo da quello che forse ha fatto più rumore: Andre Iguodala ha sorpreso tutti optando per i Golden State Warriors con un contratto di 12 milioni all’anno per 4 stagioni. Scelta resa possibile, da parte dei californiani, grazie alle cessioni dei contrattoni di Richard Jefferson, Andris Biedrins e Brendon Rush verso Utah in cambio praticamente di nulla. Tale mossa ha liberato dal salary cap dei Warriors ben 24 milioni, mentre ha caricato di contratti in scadenza il salary cap dei Jazz, che hanno il chiaro intento di puntare alla primissima chiamata del prossimo draft, cui giungeranno anche con un monte stipendi incredibilmente basso (allo stato attuale, saranno impegnati solo 5 milioni).
Ma torniamo a Golden State, dove probabilmente staranno già sognando quantomeno una finale di conference. È vero che ad ovest la concorrenza è agguerritissima, ma un quintetto con Curry, Iguodala, Barnes, Lee e Bogut ce l’hanno davvero in pochi, senza contare che dalla panchina si alzerà gente del calibro di Thompson, Green, Ezeli, e l’ultimo acquisto Marreese Speights, firmato con un triennale da 5 milioni a stagione. E l’anno prossimo scade il contratto da 14 milioni di Bogut, il che garantisce un minimo di elasticità sul mercato anche nella prossima estate…

Spostiamoci ad est

sabato 6 luglio 2013

Dwight Howard a Houston. Ecco cosa cambia per Lakers e Rockets

Per lui non è stato necessario un programma interamente dedicato alla “Decision”: è bastato Twitter. Così Dwight Howard ha annunciato di divorzio dai Lakers di Kobe Bryant (che, per dispetto, lo ha rimosso dai personaggi da lui seguiti proprio su Twitter…) per accasarsi agli Houston Rockets di James Harden.

Si tratta senza dubbio di uno di quei movimenti di mercato in grado di rivoluzionare la geografia dell’NBA. I Rockets infatti si pongono di diritto tra le principali candidate al titolo della Western Conference, in quanto l’asse Harden-Howard potrebbe risultare assolutamente devastante. Tuttavia per sognare in grande a Houston c’è ancora da lavorare. Attualmente il quintetto dei texani proporrebbe Lin-Harden-Paerson-Motiejunas-Howard. Oppure la variante più “piccola” con Beverley-Lin-Harden-Paerson-Howard, con il turco Asik, centro reduce dalla migliore stagione in carriera (10.1 punti e 11.7 rimbalzi di media in regular season) costretto ad accontentarsi delle briciole lasciate da Superman. Un po’ poco per uno che nei prossimi due anni incasserà quasi 20 milioni di dollari.

Su di lui dovrà puntare la dirigenza dei Rockets per sperare di ottenere qualcosa in cambio: un discreto lungo ed un paio di mestieranti utili per la panchina, anche a costo di sacrificare qualche scelta futura. 

Se i Rockets riusciranno a ruotare tutti gli ingranaggi nel modo giusto è molto probabile che a maggio e forse a giugno li vedremo ancora in campo. Attenzione però, perché mai come quest’anno la concorrenza sembra agguerrita: oltre ai soliti Spurs, Thunder e Grizzlies,

lunedì 1 luglio 2013

Il Punto sul mercato NBA. Bargnani a New York: come verrà utilizzato?; quattro squadre su Dwight Howard;

Archiviato il draft (clicca qui per leggere le prime impressioni sugli scambi della notte del draft), si pensa alla costruzione delle squadre mediante trade o pescando i migliori free agent sulla piazza. 

La notizia del giorno è senza dubbio quella del passaggio di Andrea Bargnani ai New York Knicks in cambio di Steve Novak, Marcus Camby, una prima scelta del 2016 e due seconde scelte (2014 e 2017). Mossa di mercato che ha lasciato un po’ tutti sbigottiti, perché probabilmente i Toronto Raptors (clicca qui per leggere i nostri consigli per il mercato dei Raptors), nonostante le due ultime stagioni decisamente grigie del Mago, potevano ottenere qualcosina in più. Soprattutto se pensiamo che dall’arrivo di Rudy Gay in Canada i Raptors hanno viaggiato a velocità da playoff, quindi secondo noi non era necessario ricostruire per l’ennesima volta, ma sarebbero bastati un paio di elementi di discreto livello per fare quel passetto in più.

Concentriamoci però su New York, squadra che dovrà far convivere Stoudemire, Bargnani e Chandler nel settore lunghi, senza contare che Carmelo Anthony offre maggiori garanzie quando è utilizzato da 4.

venerdì 28 giugno 2013

Prime considerazioni sugli scambi che hanno movimentato la notte del draft NBA

La notte del draft 2013 sarà ricordata, oltre che per la scelta di Anthony Bennett al numero 1, anche per alcune trade di un certo interesse. Andiamo ad analizzare le conseguenze che tali scambi potrebbero apportare alle squadre coinvolte.

Partiamo dai Memphis Grizzlies, che hanno scambiato Darrell Arthur e la 55esima scelta per Kosta Koufos, centro greco autore di 8 punti e 7 rimbalzi di media nei 22 minuti giocati a partita nella stagione appena trascorsa. L’ex Nuggets è partito titolare in tutte le 81 partite da lui giocate, venendo spesso preferito a Javale McGee. Difficile dunque pensare che un giocatore di questo livello, non esplosivo atleticamente ma molto utile dal punto di vista tattico, possa fare l’ombra di una star come Marc Gasol: improbabile vederli in campo insieme, più plausibile invece che il greco debba accontentarsi di giocare quei 10/15 minuti a partita quando lo spagnolo siederà in panchina. Un po’ sprecato a nostro avviso…che sia soltanto il primo passo per inserire Marc Gasol in qualche trade?

martedì 25 giugno 2013

Utah Jazz, consigli per il mercato

Anno zero per gli Utah Jazz. Dopo una stagione che li ha visti a lungo lottare per un posto ai playoff, la squadra che si presenterà ai nastri di partenza della prossima stagione sarà profondamente rinnovata. Infatti Al Jefferson, Paul Millsap, Randy Foye, Mo Williams ed Earl Watson non figureranno più a libro paga (togliendo così 36 milioni dal salary cap dei Jazz), mentre i giocatori sotto contratto saranno soltanto sei, ovvero Alec Burks, Jeremy Evans (entrambi elementi di contorno o poco più), Gordon Hayward, Marvin Williams, Derrick Favors ed Enes Kanter. 

È lampante come il ruolo di playmaker sia totalmente scoperto, mentre sarebbe necessario rintracciare perlomeno una guardia titolare, un centro di alto livello ed un altro lungo di rotazione.

mercoledì 12 giugno 2013

Dallas Mavericks, consigli per il mercato


Dopo 12 anni la stagione dei Dallas Mavericks si è chiusa in aprile. Una squadra capace di battere i Miami Heat nella finale del 2011 non è stata in grado di centrare i playoff appena due anni dopo. I problemi fisici – e l’età ormai avanzata – di Dirk Nowitzki hanno senz’altro contribuito, ma l’era dei Mavs si era oramai chiusa con l’addio di Jason Kidd e Tyson Chandler, due dei principali artefici del trionfo del 2011. Da allora è partita la ricostruzione, che si concretizzerà in maniera massiccia questa estate. Sono soltanto 5 infatti i Mavs ancora sotto contratto, ovvero Nowitzki, Marion, Carter, Cunningham e Crowder. Tutti gli altri diventeranno free agent, permettendo ai Mavs di tuffarsi sul mercato con soli 37 milioni di stipendi garantiti.

Prima di analizzare le possibili mosse di Dallas in questa sessione di mercato, è importante effettuare una distinzione tra quello che probabilmente tenterà realmente di fare la dirigenza e quello che invece consiglieremmo noi. Nel primo caso è ormai chiaro il tentativo da parte di Mark Cuban di fiondarsi su uno dei due gioielli del mercato, Chris Paul o Dwight Howard, anche a costo di sacrificare la 13esima scelta al draft. Per quanto ci riguarda, riteniamo che tale politica possa rivelarsi un errore: meglio iniziare la costruzione di una squadra composta da tanti buoni giocatori, possibilmente giovani, per poi approfittare del buco di 22 milioni che si verrà a creare nell’estate 2014 per la scadenza del contratto di Nowitzki il quale, qualora dovesse essere riconfermato, lo sarebbe a cifre molto molto più basse permettendo così l’ingaggio di un’altra stella.

Iniziamo dunque la nostra analisi dal draft, cercando il modo migliore per spendere la – preziosissima – scelta numero 13: il reparto cui ci rivolgeremmo sarebbe quello dei lunghi, con il centro proveniente da Pittsburgh Steven Adams che potrebbe ancora essere disponibile. Fatto ciò cercheremmo di rifirmare Chris Kaman a cifre ragionevoli (4/5 milioni), reduce da diversi acciacchi ma ancora in grado di offrire un solido contributo di fisicità ed esperienza (10.5 punti e 5.6 rimbalzi di media in 20 minuti d’impiego nella stagione appena trascorsa).

Oltre a Kaman l’unico altro elemento che cercheremmo di trattenere in Texas è OJ Mayo, anche se il rischio che si vada ben oltre i 4.2 milioni del suo ultimo contratto è fortissimo. Pensiamo di cavarcela con 7/8 a stagione, ma avremmo la garanzia di una guardia ancora giovane e nel pieno della forma, con Vince Carter, autore di una delle stagione più brillanti degli ultimi anni, pronto a subentrargli. 

Dal nostro budget avanzerebbero una decina di milioni, indispensabili per catturare un playmaker di ottimo livello. In tal caso di tufferemmo senza indugio su Brendon Jennings, cui offriremmo interamente i 10 milioni a nostra disposizione. Dal secondo giro del draft cercheremmo eventualmente un playmaker di riserva. 

Ricapitolando, ecco come presenteremmo i nostri Dallas Mavericks ai nastri di partenza della prossima stagione: Jennings, Mayo, Marion, Nowitzki, Adams nel quintetto base. Dalla panchina si alzerebbero un playmaker scelto al secondo giro, Carter, Cunningham, Crowder e Kaman. 

Riteniamo che una squadra del genere possa lottare concretamente per un posto ai prossimi playoff (non nascondiamo che sarebbe un po’ carente in fase difensiva), ma soprattutto porrebbe ottime base per la stagione successiva, quando i contratti di Marion e Nowitzki libereranno circa 30 milioni dal monte ingaggi.

Stefano Panza

lunedì 10 giugno 2013

Philadelphia 76ers, consigli per il mercato


La triste stagione dei Philadelphia 76ers ruota attorno ad un nome: Andrew Bynum. Per arrivare a lui sono stati sacrificati Andre Iguodala e Maurice Harkless, entrambi autori di un’annata assolutamente brillante. Bynum, al contrario, mentre intascava i quasi 17 milioni del suo contrattone non è sceso in campo neanche un minuto. 

Per fortuna dei 76ers l’ex centro dei Lakers è in scadenza, così come Nick Young (5.6 milioni nell’ultimo anno di contratto), Dorrell Wright (4.1) e Damien Wilkins (0.9). Questo permetterà alla dirigenza di ripartire da un monte salari di 41 milioni, 43 se Kwame Brown dovesse esercitare la clausola per prolungare il suo – inconsistente – soggiorno in Pennsylvania. 

Per il mercato sono a disposizione dunque 16/17 milioni oltre a tre scelte al draft: la 11, la 35 e la 42. Le possibilità di ingaggiare nuovi giocatori sono dunque numerose, anche per questo eviteremmo di rinnovare i contratti in scadenza. Sacrificio di poco conto, dato che nessuno dei giocatori sopracitati ha offerto un contributo significativo.

Si riparte invece dall’asse portante della squadra: Jrue Holiday ed Thaddeus Young, reduci da una stagione di grande valore. Intorno a loro in un ipotetico quintetto (assolutamente migliorabile) inseriremmo Jason Richardson, Evan Turner e Spencer Hawes, con Levoy Allen dalla panchina (oltre a Kwame Brown e Arnett Moultrie, che però non riteniamo adatti al progetto di Philadelphia).

Si parte col draft, ovviamente. Con l’11esima chiamata sarà difficile pescare un uomo franchigia, per cui ci accontenteremmo di un ottimo uomo da rotazione. Preferiremmo puntare su un lungo, unico reparto affollato ma decisamente migliorabile: Lucas Nogueira o Steven Adams dovrebbero essere ancora disponibili. Il primo sarebbe preferibile perché in grado di giocare anche da ala forte, tlvolta da titolare spostando Young in ala piccola per giocare con un quintetto grande. 

Passiamo al mercato dei free agent. Con 16/17 milioni preferiremmo puntare due giocatori di medio valore anziché una stella, anche perché nei ruoli di guardia e ala non figurano grandi stelle senza contratto. JR Smith ci sembra l’uomo ideale per una squadra che fino ad un anno fa poteva contare su Louis Williams dalla panchina, giocatore che quest’anno è stato sostituito, con scarsi risultati, da Nick Young. Ecco, Smith potrebbe riaccendere il secondo quintetto come faceva Williams. Crediamo che con 7/8 milioni possa essere firmato. Altrettanti ne metteremmo sul piatto per Trevor Ariza, giocatore che ha la possibilità di rimanere a Washington esercitando la clausola per prolungare il proprio contratto. Qualora non dovesse farlo, ecco che un’ala difensiva e con tante partite importanti alle spalle farebbe esattamente al caso di Philadelphia. 

Con le seconde scelte cercheremmo poi di tappare i buchi rimasti, primo fra tutti quello del playmaker di riserva. Riassumiamo quindi i nostri Philadelphia 76ers: Holiday, Richardson, Ariza, Young, Hawes in quintetto base; una seconda scelta come play, JR Smith, Turner, Nogueira e Allen dalla panchina. Una squadra dunque con un secondo quintetto tra i migliori in circolazione, in grado di compensare i problemi della panchina avuti nella stagione appena trascorsa.

Stefano Panza

martedì 4 giugno 2013

Toronto Raptors, consigli per il mercato


I Toronto Raptors hanno già eseguito due mosse importantissime di mercato: la firma di Rudy Gay nel corso dell’ultima stagione, e l’ingaggio di Masai Ujiri, uno dei general manager che meglio hanno figurato in queste ultime stagioni. Manca una sola mossa, ovvero la cessione di Andrea Bargnani. Ma andiamo con ordine.

I Raptors erano partiti con l’obiettivo dichiarato di disputare i playoff, ma il bilancio finale di 34-48 non glielo ha permesso. La stagione appena trascorsa deve però dividersi in due blocchi: pre e post Gay. Con l’arrivo a febbraio dell’ala proveniente da Memphis, infatti, Toronto ha finalmente trovato la quadratura del cerchio. Non a caso nella seconda parte di stagione è salito anche il rendimento di altri componenti del roster, primo fra tutti Valanciunas, autore di un’ottima stagione da rookie.

I Raptors presentano un monte salari leggermente superiore a quanto concesso: 62 milioni. A cui andrebbero aggiunti i 4.6 di Kleiza e i 2.7 di Gray che probabilmente eserciteranno l’opzione a loro favore per restare ancora un altro anno in Canada. Inoltre Toronto ha l’opportunità di allungare il contratto a Lucas per un altro anno per soli 1.5 milioni: un prezzo che pagheremmo volentieri. Niente mercato dei free agent, dunque. L’unica possibilità per modificare il roster è imbastire qualche scambio, anche perché Toronto non potrà contare su nessuna scelta al draft, né al primo né al secondo giro.

Si riparte da una quintetto ben rodato: Lowry, DeRozan, Gay, Johnson, Valanciunas. Dalla panchina si alzerebbero, se tutti i contratti che abbiamo sopra citato venissero allungati, Lucas, Ross (ci si attende qualcosina di più da lui in questa seconda stagione), Fields, Kleiza, Bargnani, Gray, Acy. Un po’ pochino per puntare in alto. Le speranze dei Raptors ricadono dunque su Andrea Bargnani: soltanto cedendo lui si può sperare di ottenere qualcosa di buono.

Le ipotesi di trade che hanno coinvolto il giocatore italiano sono infinite, ma noi preferiamo focalizzarci su un paio, che spedirebbero il Mago a Chicago o a Los Angeles, sponda Lakers.

Nel primo caso chiederemmo in cambio Carlos Boozer, che l’anno prossimo percepirà 15 milioni. Per far quadrare i conti (Bargnani ne guadagna 10) inseriremmo nello scambio anche Kleiza. È proprio un giocatore interno di un certo spessore, un rimbalzista coi fiocchi, ciò che è mancato ai Raptors in questi ultimi anni. Riteniamo che Boozer rappresenti l'anello mancante di questa squadra. Amir Johnson è un discreto giocatore, ma pretendere che sia titolare è un po’ troppo: dalla panchina invece andrebbe benissimo. 

La seconda intrigante ipotesi prevederebbe uno scambio con Pau Gasol (19 milioni per un’altra stagione). Per rendere possibile tale trade sarebbe però necessario l’inserimento anche di Landry Fields (6.5 all’anno). Ci dispiacerebbe dare via l’ex New York Knicks (autore però di una stagione sotto le attese), dato che la sua versatilità può sempre risultare utile. 

A nostro parere l’innesto di Boozer potrebbe dare qualche risultato in più, perché un quintetto con Lowry, DeRozan, Gay, Boozer e Valanciunas fa effettivamente paura. Il secondo quintetto sarebbe composto da Lucas, Ross, Fields, Kleiza, Johnson. Anche l’ipotesi con Gasol, come detto, non ci dispiace, ma liberarci di Fields sarebbe davvero un peccato, specialmente per una panchina non lunghissima come quella di Toronto.

Stefano Panza

domenica 2 giugno 2013

Portland Trail Blazers, consigli per il mercato


Strana stagione quella dei Portland Trail Blazers. Partiti con molte chance di disputare almeno i playoff, hanno mantenuto le promesse per gran parte della stagione, prima di crollare inesorabilmente nella seconda metà, chiudendo con un pessimo 33-49.

Il telaio dei Blazers è di primo livello: Lillard, Matthews, Batum ed Aldridge rappresentano una base solidissima da cui ripartire. Ciò che è mancato è la panchina, i cui numeri occupano l’ultima posizione in tantissime speciali graduatorie della lega. È chiaro che l’obiettivo principale della post-season della franchigia dell’Oregon sia proprio quello di rinforzare il secondo quintetto.

Il salary cap ammonta circa a 43 milioni, quindi sarebbero circa 16/17 quelli a disposizione della dirigenza per intervenire sul mercato. Di questi però, alcuni potrebbero essere utilizzati per rifirmare due dei free agent più importanti della squadra: Eric Maynor e JJ Hickson. Il primo è free agent con restrizione, e può rappresentare un discreto cambio di Lillard o Maynor. Noi però non ci esporremmo per oltre 3,5/4 milioni a stagione. Se qualche altre squadra dovesse offrirgli di più, niente da fare. Per quanto riguarda Hickson, invece, è molto probabile un allontanamento dall’Oregon, ed in effetti, nonostante le cifre di tutto rispetto collezionate dall'ex lungo dei Cavs (12.7 punti e 10.4 rimbalzi di media), si tratta di un giocatore che non ci convince appieno. Gli altri free agent (Smith, Williams, Babbitt) non saranno molto rimpianti.

Sotto contratto resterebbero dunque otto giocatori (quelli sopracitati del quintetto base, più Freeland, Claver, Leonard, Barton), oltre eventualmente ad Eric Maynor. Va ricordato però che Portland potrà usufruire di ben 4 scelte nel prossimo draft: la 10, la 39, la 40 e la 45. Molti esperti ipotizzando che i Blazers potrebbero sfruttare la decima chiamata per Alex Len, centro di Maryland di sicuro avvenire, per riempire il buco sotto canestro lasciato da Hickson. Noi invece, fossimo nella dirigenza di Portland, ci tufferemmo semplicemente sul miglior giocatore a disposizione, preferibilmente una guardia o un’ala. 

Per colmare il vuoto sotto canestro, invece, esploreremmo il mercato dei free agent con un unico obiettivo: Al Jefferson, in uscita dai Jazz, a nostro parere sarebbe assolutamente perfetto da utilizzare insieme ad Aldridge. 10 milioni per 4 o 5 anni è il contratto che gli faremmo stipulare, cifra che ci permetterebbe di firmare tutti e quattro i rookie restando più o meno al di sotto del salary cap.

Un esempio di chiamata con la decima scelta potrebbe essere Kentavius Caldwell-Pope, atletica guardia da Georgia, back-up ideale di Wesley Matthews. Con le chiamate al secondo giro andremmo a tappare gli altri buchi nel secondo quintetto, sperando comunque nella crescita di alcuni dei giocatori che maggiormente hanno deluso quest’anno, come ad esmpio Meyers Leonard.

Ricapitolando, sono pochissime le modifiche che apporteremmo al roster dei Blazers. Lillard in regia è una garanzia assoluta, così come Matthews, Batum, Aldridge e Al Jefferson. Dalla panchina Maynor, Caldwell-Pope e Leonard potrebbero già imprimere un’accelerata al secondo quintetto, sperando che delle tre scelte al secondo giro almeno una si riveli azzeccata.

Stefano Panza

martedì 28 maggio 2013

Minnesota Timberwolves, consigli per il mercato


Stagione sfortunatissima quella dei Minnesota Timberwolves. Nessun giocatore del roster è riuscito a disputare tutte e 82 le partite. Del quintetto base previsto ad inizio stagione, Rubio ha saltato ben 27 incontri, Pekovic 20, Kirilenko 18, Love 64 e Roy addirittura 77. 

Il talento c’è, e l’obiettivo dei Wolves è cercare di mantenere intatto quel nucleo che da un paio di stagioni mette in mostra un enorme potenziale, ma che troppe poche volte è stato messo nelle condizioni di esprimerlo. 

Per l’anno prossimo i T’Wolves hanno 38 milioni di euro di contratti garantiti, a cui però andrebbero aggiunti i 10 di Kirilenko, che quasi certamente eserciterà la clausola a sua disposizione per restare un altro anno in Minnesota. Arriviamo a 48 quindi, ma a quel punto tutte le attenzioni andrebbero rivolte su Pekovic, che diventerà free agent con restrizione: indispensabile la sua riconferma. Pensiamo che 8/9 milioni potrebbero bastare per un giocatore che ha dimostrato di appartenere già al novero dei migliori 4/5 centri della lega. 

C’è poi la team option da esercitare su Dante Cunningham, giocatore di contorno ma che per 2 milioni potrebbe far comodo. A questo punto, con quasi 60 milioni di salary cap (compreso il compenso per la scelta al draft), ecco che lo spazio per firmare free agent è praticamente nullo. 

A questo punto sono due le opzioni a disposizione della dirigenza dei T’Wolves: 
  1. lasciare il roster intatto, con l’aggiunta di una guardia titolare da scegliere con la nona chiamata al draft (almeno uno tra Oladipo, Caldwell-Pope e Muhammad sarà sicuramente disponibile), con il positivo Alex Shved che garantirebbe una valida alternativa dalla panchina. In questo modo il quintetto base sarebbe formato da Rubio, Caldwell-pope, Kirilenko, Love e Pekovic, con Barea, Shved, Williams, Cunningham ed un centro dal draft al secondo giro (però Minnesota ha solo una 59esima scelta…). Roster da playoff, ma niente più. Per sperare in qualcosa di meglio bisognerebbe osare…. 
  2. I New Orleans Pelicans non sono certi di voler trattenere Eric Gordon, titolare di un contrattone da 14 milioni, oltre che di un fisico molto molto fragile. Riteniamo che, se in salute, Gordon possa rappresentare un colpaccio stratosferico per Minnesota. Ma chi spedire in Louisiana? Kirilenko (10 milioni di contratto), e Derrick Williams (5 milioni, eterna promessa mantenuta fino a metà), pareggerebbero grosso modo il contratto di Gordon e potrebbero far gola a New Orleans (Clicca qui per leggere l'articolo su New Orleans). A quel punto dal draft si cercherebbe un’ala piccola discreta (insistiamo su Muhammad, capace di ricoprire anche questo ruolo) e si cercherebbe di rifirmare – a cifre basse, non più di 4 milioni, anche a costo di sforare leggermente il salary cap – Budinger, giocatore di tutto rispetto. In questa maniera Minnesota si presenterebbe ai nastri di partenza con Rubio, Gordon, Muhammad, Love, Pekovic. Dalla panchina Barea, Shved, Budinger, Cunningham ed un centro dal draft. Roba forte.
Stefano Panza

domenica 19 maggio 2013

Detroit Pistons, consigli per il mercato

Detroit trascorrerà un’estate senz’altro infuocata. Dopo l’ennesima stagione deludente, infatti, c’è tanta carne al fuoco per poter finalmente compiere quel salto di qualità che potrebbe riportare i Pistons in alto. Ma bisogna effettuare le mosse giuste. 

Innanzitutto esaminiamo il salary cap, che dal primo luglio sarà uno dei più bassi di tutta la lega: scadono infatti i contratti di Calderon (11 milioni), Maggette (10.9), Maxiell (5), Bynum (3.3), mentre Stuckey e Villanueva dovrebbero esercitare la clausola per allungare i rispettivi contratti (8.5 milioni a testa, anche se Stuckey ne avrebbe soltanto 4 garantiti). 

In questo modo la somma totale degli stipendi dei Pistons dovrebbe aggirarsi intorno ai 30 milioni (dando così la possibilità a Detroit di spenderne altrettanti sul mercato) ma, attenzione attenzione, si vocifera l'intenzione di “amnistiare” Villanueva – e sarebbe anche ora -, versandogli i suoi 8.5 milioni senza però che questi pesino sul monte ingaggi. In questo modo i milioni da spendere sul mercato sarebbero addirittura 37/38: una cifra pazzesca. 

Il telaio da cui ripartirebbero i Pistons sarebbe già di tutto rispetto: Knight e Stuckey (che nonostante ci sia la possibilità di cederlo garantendogli solo 4 degli 8.5 milioni che gli spetterebbero, preferiremmo tenerlo) come guardie, Singler e Middleton come guardia/ala, Jerebko come ala, Drummond e Monroe come lunghi. 

Prima di parlare del draft, pensiamo agli eventuali rinnovi: una decina dei 37/38 milioni a disposizione li utilizzeremmo per rifirmare Calderon, che ha avuto un ottimo impatto dal suo arrivo a metà stagione, e Maxiell, un’ala forte molto votata alla difesa. Si potrebbe anche cercare dal mercato qualcuno come Paul Millsap, ma oltre a costare di più (presumibile che si accontenti di 8/9 milioni) non sarebbe ambientato come Maxiell, che ha trascorso praticamente l’intera carriera in Michigan. Ad entrambi, Calderon e Maxiell, offriremmo non più di 5/6 milioni per due o tre anni. Se chiedessero di più, niente da fare. 

Passiamo al draft. I Pistons dovrebbero aggiudicarsi la scelta numero 6/7, salvo miracoli dalla lotteria. Se fosse ancora disponibile Trey Burke – ma ne dubitiamo – ci tufferemmo immediatamente su di lui: è il miglior playmaker del draft, ha margini di miglioramento notevoli e, il che non guasta, ha giocato a Michigan, quindi è già un beniamino dei tifosi. Con Burke e Calderon in regia, ma anche con Knight o Stuckey che possono giocare minuti da playmaker, Detroit là dietro sarebbe copertissima. 

Se tuttavia Burke non dovesse essere più disponibile, si dovrebbe puntare su un’ala piccola: Oladipo o Muhammad potrebbero essere ancora disponibili a quel punto del draft. Dato che Detroit ha maggiore necessità offensive piuttosto che difensive, punteremmo preferibilmente su Muhammad. 

Veniamo finalmente al mercato dei free agent. Opzione numero 1: Detroit sceglie Burke al draft. In tal caso bisognerebbe intervenire nei ruoli di guardia e ala. Proveremmo allora il grande colpo: Josh Smith, eccellente da ala piccola, superlativo da ala grande. Ideale per giocare anche con un quintetto piccolo con solo uno tra Monroe e Drummond in campo. Per lui saremmo disposti ad offrire anche 16/17 milioni, anche se pare che Atlanta sia intenzionata ad effettuare un sign and trade. Tuttavia il progetto assolutamente interessante di Detroit potrebbe convincere Smith ad optare direttamente per Detroit. Con i soldi che rimarrebbero (circa 7/8 milioni, avendo scalato anche il contratto garantito per la prima scelta) punteremmo su un’altra guardia che possa dare brio dalla panchina: Tyreke Evans ci sembra l’ideale. 

Opzione numero 2: Detroit sceglie Muhammad al draft. Ci sarebbe bisogno di un playmaker, e chi meglio di Chris Paul? Poche squadre (forse Utah) potrebbero offrirgli un contratto tanto elevato: parliamo anche di 18/20 milioni a stagione in un quinquennale. Se non bastasse a convincerlo, si potrebbe puntare su Brendon Jennings, risparmiando anche una decina di milioni. In quest’ultimo caso ne avanzerebbero una quindicina, con i quali tenteremmo di aggiudicarci Iguodala, a nostro parere l’uomo ideale da inserire in questa squadra. 

Ricapitolando: Detroit ha numerosissime opzioni, noi abbiamo provato ad ipotizzarne due o tre. La prima delle quali propone un quintetto con Burke-Knight-Smith-Monroe-Drummond con Calderon, Stuckey, Evans, Singler, Jerebko e Maxiell dalla panchina; oppure Paul(Jennings)-Knight-Muhammad(Iguodala)-Monroe-Drummond.

Stefano Panza

venerdì 17 maggio 2013

Washington Wizards, consigli per il mercato


Washington è un’altra squadra che, nonostante la stagione piuttosto oscura, ha mille motivi per guardare con ottimismo al futuro. Dal rientro in campo di John Wall i Wizards hanno tenuto una media da playoff, ricevendo ottime risposte anche da Brandley Beal (giunto terzo nella classifica per il premio di Rookie of the year) e Martell Webster, firmato la scorsa estate per “soli” 1.7 milioni ed autore senza dubbio della migliore stagione in carriera. 

Proprio Webster ha però il contratto in scadenza, ma riteniamo che la dirigenza di Washington non abbia grosse remore a trattenerlo, a patto che l’ex Blazer si accontenti di non più di 3/4 milioni a stagione, anche perché dal punto di vista salariale la squadra della capitale non ha grandissima libertà d’azione: sono infatti garantiti circa 50 milioni di dollari di contratti l’anno prossimo, cui dovrebbero sommarsi i 7.7 di Trevor Ariza, il quale ha la possibilità di prolungare la permanenza a Washington per un’altra stagione, e tutto lascia credere possa esercitare tale opzione (anche perché un contratto del genere faticherebbe a ritrovarlo altrove). 

La mossa obbligatoria è una soltanto: trovare un bravo medico/fisioterapista/stregone per John Wall, sperando che riesca finalmente a disputare una stagione intera: con lui in salute, Washington è da prime 5/6 posizioni ad est. A prescindere da tutto e da tutti. 

Intorno a Wall la squadra è già abbondantemente delineata: Beal, Webster, Nenè ed Okafor completerebbero un quintetto di tutto rispetto, con Ariza e Seraphin – notevole il contributo del francese dalla panchina – pronti a subentrare. Non ci convincono ancora Booker, Singleton e Vesely, utili al massimo nel garbage time o come merce di scambio per qualche seconda scelta. 

È sul secondo quintetto che Washington deve operare: accreditata della scelta numero 8 o 9 al draft, è difficile che riesca a pescare un uomo franchigia. Avrebbe comunque un paio di opzioni: selezionare, qualora fosse disponibile, Cody Zeller, per incrementare notevolmente la qualità del pacchetto-lunghi, oppure tuffarsi su una giovane guardia che possa dare il cambio a Bradley Beal: Muhammad è il nome più gettonato, anche secondo alcuni sondaggi effettuati tra i tifosi locali. 

Passiamo al mercato dei free agent. Qualora dal draft dovesse arrivare proprio Muhammad, allora sotto le plance si potrebbe firmare un buon lungo da rotazione: Tim Mozgov è colui che ci sembra più adeguato, considerando che difficilmente potranno essere spesi più di 4/5 milioni; se invece la scelta al draft dovesse ricadere su Zeller, la dirigenza dei Wizards potrebbe puntare al gran colpaccio: Jarrett Jack sarà libero, ed ha già ammesso di non essere certo di voler rifirmare con i Warriors. Qui occorrerebbero più di 4/5 milioni (ma difficilmente si andrà oltre 7/8), ma nella capitale arriverebbe uno dei giocatori più determinanti in assoluto dalla panchina, capace di dare quella leadership che, in assenza di Wall, si sentirebbe tantissimo. O perché no, Jack potrebbe essere utilizzato in un quintetto piccolo con Wall e Beal contemporaneamente. 

Riepilogando, fossimo nella dirigenza dei Wizards potremmo decidere di muoverci in due modi differenti: entrambe le soluzioni lascerebbero inalterato il quintetto con Wall-Beal-Webster-Nenè-Okafor, ma nel primo caso dalla panchina avremmo un play preso al secondo giro, Muhammad, Ariza, Seraphin, e Mozgov. Nel secondo caso sempre un play al secondo giro, Jack, Ariza, Seraphin e Zeller.

Stefano Panza

mercoledì 15 maggio 2013

Sacramento Kings, consigli per gli acquisti


Quanta confusione intorno a questi Sacramento Kings. Innanzitutto, ancora non si sa dove giocheranno: Sacramento o Seattle? Ma questo ci riguarda fino ad un certo punto. Siamo qui per tentare di pronosticare come si muoveranno i Kings nella prossima post-season, e non possiamo fare altro che notare anche nel roster attuale una notevole confusione. 

Tanto talento, ma mal distribuito. Troppe guardie, e tutte poco dedite al gioco di squadra. Evans, Thornton, Douglas, Salmons. Sembrano fatti con lo stampino. “Fortuna” che Tyreke Evans e Tony Douglas sono in scadenza di contratto. Molti sostenitori dei Kings gradirebbero un rinnovo soprattutto di Evans, ma noi riteniamo che sia il caso di sbarazzarsi di più gente possibile. Senza questi due elementi i Kings risparmierebbero circa 10 milioni annui, che sommati ai 5 che già avevano sotto il salary cap, danno una quindicina di milioni da spendere sul mercato dei free agent, oltre ovviamente al contratto da offrire alla scelta – discretamente alta, presumibilmente tra la 5 e la 7 - al prossimo draft. 

Sono due i punti fermi di questa squadra da cui vorremmo ripartire: Il play Isaiah Thomas, autore di 14 punti di media in 26 minuti di utilizzo, e detentore di un contratto inferiore al milione di dollari, e DeMarcus Cousins, a nostro parere uno dei migliori centri della lega, e potenzialmente il migliore, se solo curasse maggiormente l’aspetto caratteriale. 

Thornton come guardia è tutto sommato una soluzione accettabile dati i notevoli margini di miglioramento dell’ex giocatore degli Hornets, ma riteniamo che potrebbe rendere di più partendo dalla panchina. In tal caso, ruolo di guardia titolare a Salmons, tuttavia in apparente parabola discendente. Salmons entra però nel suo ultimo anno di contratto (nel 2014/2015 ha soltanto un milione garantito, quindi i Kings potrebbero sbarazzarsi di lui senza problemi), dunque è auspicabile una stagione ad alti livelli per riuscire a strappare un altro contratto oneroso (attualmente percepisce 7 milioni annui). 

Il ruolo di ala piccola è abbastanza scoperto: Salmons potrebbe anche giocare da 3 ma sarebbe adattato, mentre Outlaw è ormai l’ombra del grande giocatore ammirato a Portland: bisogna intervenire. L’ala forte è Jason Thompson giocatore che da 5 anni chiude con una media tra gli 8/12 punti: è chiaro ormai che i suoi margini di miglioramento siano praticamente inesistenti. Sarebbe utile inserire un’ala forte di spessore, con Thompson magari utile dalla panchina. 

Innanzitutto il draft. Con l’alta scelta di cui dispongono i Kings opteremmo per un’ala piccola. A quel punto (quinta-settima chiamata, come detto) dovrebbe essere ancora disponibile uno tra Muhammad, Oladipo e Bennett. Fra i tre, sceglieremmo Oladipo, a nostro parere più adeguato per correggere molti dei problemi difensivi dei Kings. 

Dopodichè ci si tuffa nel mercato. Quello che serve secondo noi non è soltanto un uomo statisticamente importante, ma anche un vero leader, qualcuno che riesca concretamente a guidare un gruppo di pecorelle smarrite, un po’ quanto è accaduto con Rudy Gay a Toronto. L’uomo che meglio risponde a queste caratteristiche secondo noi è senz’altro David West, un’ala forte forse non più giovanissima, ma di grande carisma e senza dubbio un vero punto di riferimento per i compagni. Oltretutto le sue caratteristiche si integrerebbero alla perfezione con quelle di Cousins, in maniera tale da formare una delle coppie di lunghi più interessanti della lega. Attualmente West percepisce 10 milioni a stagione, ed è plausibile che possa essere rifirmato a cifre simili. In alternativa potrebbe esserci Paul Millsap, il quale potrebbe accontentarsi anche di qualche milione in meno (ma sicuramente sarà più attratto da squadre di vertice) ed avrebbe l’età anagrafica dalla sua parte, ma il carisma di West è ciò di cui questi Kings avrebbero più bisogno. 

Ricapitolando: Thomas, Salmons, Oladipo, West, Cousins in quintetto. Fredette (chiamato a riscattare una stagione da rookie decisamente rivedibile), Thornton, Outlaw, Thompson, Hayes, Patterson dalla panchina.

mercoledì 8 maggio 2013

New Orleans Pelicans. Consigli per il mercato


Stagione in chiaroscuro quella degli Hornets, ora denominati Pelicans. Tanti, troppi gli infortuni che hanno caratterizzato l'annata di New Orleans, in particolare quelli che hanno colpito Eric Gordon, probabilmente il giocatore più importante della squadra, quello che quando è sceso in campo ha fatto davvero la differenza. 

Per fortuna i Pelicans hanno la possibilità di ripartire. Sono soltanto 5 i contratti garantiti anche per la prossima stagione: Vasquez, Rivers, Gordon, Davis, Anderson, per un totale di 33,4 milioni, ai quali aggiungeremmo la conferme per Robin Lopez, Jason Smith e Brian Roberts, per i quali New Orleans ha la possibilità di garantirgli soltanto una parte dello stipendio qualora decidesse di privarsi di tali giocatori. Tuttavia tutti e tre, secondo noi, meriterebbero la riconferma. Ci priveremmo volentieri invece di Aminu, Henry e Roger Mason, decisamente deludenti. Eccoci dunque intorno a quota 40/42 milioni di salary cap, che permetterebbe di tuffarsi sul mercato dei free agent con 15/18 milioni, cifra interessantissima. 

Se New Orleans si muovesse nel modo sopradescritto si ritroverebbe discretamente coperta nel ruolo di playmaker, con Vasquez, primo nella classifica degli assist totali, terzo in quella degli assist a partita e probabilmente meritevole del premio di giocatore più migliorato, e Roberts, che non ha affatto sfigurato. Come guardia Eric Gordon, sempre dipendente però dai noti problemi fisici, ed Austin Rivers, atteso da una stagione da sophomore decisamente superiore rispetto a quella deludente appena trascorsa. Il ruolo di ala piccola sarebbe completamente scoperto, mentre i lunghi titolari continuerebbero ad essere Davis e Lopez, con Anderson e Smith dalla panchina. 

Sono tre le decisioni importanti che dovrà affrontare la dirigenza degli Hornets: 1) se trattenere o meno Gordon 2) chi scegliere al draft 3) come utilizzare sul mercato il ricco tesoretto. Andiamo con ordine. 

Eric Gordon guadagnerà circa 15 milioni all’anno per le prossime tre stagioni. Un contratto ricchissimo per un giocatore a fortissimo rischio infortuni. Molte squadre sarebbero interessate a sobbarcarsi tale onere:  Indiana, Phoenix, Detroit e Philadelphia su tutte. La proposta (teorica) che ci convince di più potrebbe essere quella dei Pacers, che potrebbero mettere sul piatto della bilancia Danny Granger, un altro infortunato cronico dal ricco stipendio. A differenza di Gordon ha però il contratto in scadenza nel 2014, data in cui i Pelicans potrebbero rituffarsi allegramente sul mercato, mentre la prossima stagione avrebbero (se Granger ritroverà la piena salute) finalmente l’ala piccola che cercano da tanto tempo. In tal caso questa estate potrebbero concentrarsi nell’acquisizione di una guardia che faccia le veci di Gordon. 

Per quest’analisi tuttavia partiremo dall’ipotesi che Gordon resti in Louisiana. In tal caso nel draft sarebbe conveniente tuffarsi su un’ala come ad esempio Porter, ma difficilmente sarà disponibile dopo le prime 3/4 chiamate (New Orleans ha moltissime chance di ottenere la quarta/quinta chiamata assoluta, mentre non dispone di scelte al secondo giro). Oppure un giocatore atipico come Victor Oladipo, molto efficace soprattutto in difesa, che sarebbe adeguato agli schemi di coach Monty Williams e si completerebbe a meraviglia con Gordon. 

Spostiamoci sul mercato. Qui i Pelicans avrebbero moltissime opzioni intriganti. Prima fra tutte: un’ala piccola di livello assoluto, come Josh Smith o Andre Iguodala. Seconda opzione: dividere il tesoretto tra un’ala ed una guardia, ovviamente di livello leggermente inferiore. Ad esempio Tony Allen (per integrare le carenze difensive di Vasquez e Gordon, oppure per non far rimpiangere quest’ultimo qualora dovesse re infortunarsi) ed Andrei Kirilenko. Entrambi potrebbero accontentarsi di 7/8 milioni a testa, per cui New Orleans rientrerebbe completamente nel salary cap. Altri nomi? OJ Mayo e Dorrell Wright. Quella che ci convince di più, tuttavia, è la coppia Allen-Kirilenko. Proviamo a riassumere il tutto. 

Qualora Gordon dovesse restare, i Pelicans potrebbero presentarsi con un quintetto del tipo Vasquez-Gordon-Kirilenko-Davis-Lopez, con Roberts, Rivers, Allen, Oladipo, Anderson, Smith dalla panchina. Se Gordon e Davis non subiranno infortuni, sarebbe una squadra da playoff.

Stefano Panza

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sabato 4 maggio 2013

Phoenix Suns: consigli per il mercato



Difficile analizzare l'immediato futuro dei Phoenix Suns. La squadra dell’Arizona ha terminato la stagione con il quarto peggior record della NBA (25-57) ma, a differenza delle altre squadre di bassa classifica, non sembra avere grosse prospettive dinanzi a sé. 

L’asse play-pivot composto da Dragic e Gortat, entrambi legati ai Suns anche la prossima stagione, non è affatto male, ma non è certo in grado di competere con quelli delle squadre di vertice. È una buona base di partenza, diciamo così. Il resto del roster però lascia alquanto a desiderare. Come secondo lungo Scola sarebbe anche accettabile, ma è ormai palese come l’argentino abbia imbeccato una parabola discendente. Dudley da guardia titolare e Beasley da ala piccola sono decisamente da sostituire. È qui probabilmente che le manovre della nuova dirigenza di Phoenix si concentreranno. 

È importantissimo non sbagliare l’alta scelta al draft ( hanno l’11% di probabilità di pescare la numero 1, e comunque non dovrebbero scendere sotto la numero 4/5). I Suns avrebbero due strategie: puntare su una guardia al draft ed un’ala sul mercato dei free agent, oppure viceversa. 

Nel primo caso opteremmo ovviamente per Ben McLemore: Non un gran difensore ma certamente un ottimo realizzatore, quello di cui hanno assolutamente bisogno questi Suns. Il monte salari dovrebbe aggirarsi intorno ai 44 milioni, a meno che Shannon Brawn (decisamente deludente la sua stagione in Arizona) non decida di sfruttare il suo diritto di rinnovo per un’altra stagione a 3,5 milioni. Nella peggiore delle ipotesi, calcolando anche il compenso per la scelta al draft, Phoenix avrà non meno di 5/6 milioni per firmare un’ala che possa fargli compiere il salto di qualità: non una quota adeguata, secondo noi. Per quelle cifre (o poco più ) il meglio che potrebbe essere disponibile è Andrei Kirilenko, un’ipotesi sinceramente interessante. Peccato perdere Wesley Johnson in scadenza di contratto, ma difficilmente lo si potrà rifirmare ai 4,2 milioni di questa annata.

Se invece al draft si decidesse di puntare su un’ala, opteremmo per Otto Porter o Anthony Bennett, con quest’ultimo capace di giocare anche più vicino a canestro (ipotesi intrigante per sfruttare un quintetto piccolo, con Gortat o Scola da centro). In tal caso i 5/6/7/8 milioni potrebbero essere offerti ad una guardia. Tyreke Evans o, meglio ancora, OJ Mayo, gli elementi più interessanti per quelle cifre. Crediamo però che Mayo preferisco rivolgere le sue attenzioni ad una squadra di vertice. 

Non male, ma c’è una terza opzione, probabilmente la più affascinante, a patto di riuscire a catturare McLemore al draft (quindi a sistemare lo spot di guardia): intavolare una trade con Brooklyn, che ha palesemente inserito Gerald Wallace (ed il suo contratto di 30 milioni nei prossimi tre anni) sul mercato. Wallace rende meglio quando si trova ad essere la prima opzione offensiva, inoltre potrebbe giocare anche da 4 favorendo l’inserimento in quintetto di un’altra ala piccola, magari Beasley o uno dei fratelli Morris. Cosa offrire ai Nets in cambio di Wallace? Una scelta (presumibilmente altina…) sarebbe senz’altro gradita, magari insieme l’altro Morris. Phoenix può permettersi, essendo ben al di sotto del salary cap, di poter offrire contratti che non arrivino necessariamente a pareggiare quello di Wallace. 

Il colpo da maestro sarebbe rifilare Channing Frye a qualcuno, ma riteniamo molto difficile che una squadra si accolli un biennale da 6 milioni all’anno di un giocatore che sembra aver già dato tutto a questa lega. 

Ricapitoliamo, dunque: playmaker Dragic, non si discute. Poi McLemore (se va bene), Wallace, Scola, Gortat. Dalla panchina Marshall (così così la sua stagione d’esordio), Dudley, Beasley, Frye ed un lungo dal draft alla chiamata numero 30 (presa dai Lakers che a loro volta la presero dagli Heat). 

Stefano Panza

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