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domenica 22 dicembre 2013

Phoenix Suns, il sogno continua

In estate hanno messo a segno un bellissimo colpo, portando a casa Eric Bledsoe, ma nel contempo hanno dovuto rinunciare a Jared Dudley. Altre buone notizie intanto arrivavano dall’infermeria; guarito il suo cuore malandato e scampato il pericolo di vita Channing Frye era pronto a tornare in campo. Queste le uniche buone nuove in casa Phoenix Suns. Tutto il resto era invece un incognita, per non dire un disastro preannunciato. Il nuovo allenatore Jeff Hornacek, per quanto idolo dei tifosi grazie ai trascorsi da giocatore, era pur sempre alla prima esperienza da capo allenatore NBA. Al draft la quinta chiamata assoluta si è concretizzata nel non irresistibile Alex Len; lungo bloccato anche dagli infortuni, mentre il resto della squadra era la stessa della stagione precedente, chiusa nei bassifondi della classifica. 

A questo quadro non proprio esaltante bisogna aggiungere una mossa fatta negli ultimi giorni di mercato: via Marcin Gortat, uno dei pochissimi punti di forza della squadra, dentro Emeka Okafor, giocatore infortunato e fuori per la stagione. Una mossa fatta solo a fini salariali e che metteva in chiaro una volontà ben precisa: non essere competitivi per avere una scelta molto alta in un draft che si preannuncia fenomenale. 

Le cose però, in Arizona, stanno andando in modo ben diverso.

venerdì 20 dicembre 2013

Milwaukee, una crisi senza fine?

Che la stagione dei Milwaukee Bucks sarebbe stata molto complicata lo si era capito in estate. Lasciato partire Monta Ellis, senza troppi rimpianti, i Bucks hanno provato a trattenere la stella nascente Brandon Jennigs che ha però preferito trasferirsi a Detroit. Anche l’altro giocatore su cui si era deciso di puntare, JJ Redick, ha preferito cambiare aria e accasarsi alla corte di Chris Paul a Los Angeles. La dirigenza, vendendo lungo visto quanto di buona sta facendo con la maglia degli Hawks, ha deciso di puntare tutto Jeff Teague, ma gli Hawks hanno pareggiato l’offerta (32 milioni in 4 anni) e trattenuto il ragazzo.

Senza perdersi d’animo il GM Joe Hammond allora ha firmato Brandon Knight e OJ Mayo, guarda caso i due giocatori che sono stati sostituiti da Jennings ed Ellis a Detroit e Dallas. Sulla carta la coppia era meglio assortita rispetto alla precedente, ma Knight sta vivendo la sua peggior stagione da quando è nella Lega e Mayo, complici i problemi fisici, è tutt’altro giocatore rispetto a quello a tratti immarcabile visto a Dallas. Al draft, con una scelta non molto alta, si è pescato bene Giannis Antetokounmpo è uno dei rookie più elettrizzanti della Lega, ma è ancora acerbo. 

Sotto canestro invece si ripartiva da due certezze Ilyasova,

domenica 8 dicembre 2013

Western Conference. Che lotta per un posto ai playoff!

Negli ultimi anni la Western Conference è sempre stata popolata da squadre di altissimo livello e spesso la lotta per accedere ai Playoff è stata serratissima. Addirittura nell’anno 2008, quello culminato con il trionfo dei Boston Celtics, i Golden State Warriors di Baron Davis, Stephen Jackson e Monta Ellis (con un giovane Marco Belinelli in panchina) rimasero fuori dalla postseason con ben 48 vittorie, per entrare ne servivano infatti 50. Quest’anno l’impressione è che la situazione possa radicalizzarsi ulteriormente, se quell’annata infatti era contraddistinta da 9 squadre di alto livello in lotta per otto posti, quest’anno potrebbero essere 12, se non 13, le squadre in lizza per un posto ai Playoff. 

Formazioni che al momento hanno un record negativo come Memphis (9-10 ad oggi) competeranno fino all’ultimo e sono destinate a far lievitare il proprio record, in tempi brevi. I Grizzlies ad esempio quando potranno riabbracciare Marc Gasol. Con un record simile a quello dei Grizzlies i Pelicans si sono rivelati una solida realtà, l’infortunio di Davis potrebbe escluderli dalla lotta, ma batterli non è mai facile Discorso simile per i Lakers, partiti senza ambizioni stanno tenendo alla grandissima e questa sera potranno riabbracciare Kobe Bryant. Il rientro del “Black Mamba” darà una spinta importante a livello emotivo prima ancora che tecnico e fidatevi, anche a livello tecnico sarà un “boost” eccezionale.

Ci sono poi i T-Wolves,

venerdì 6 dicembre 2013

Eastern Conference. Indiana da sogno, Miami tiene, le altre non pervenute.

Dopo un mese abbondante di regular season, quando siamo quasi ad un quarto di stagione è tempo di primi bilanci. Ad est, in una situazione per molti aspetti desolante visti i flop delle due squadre newyorkesi, le difficoltà di Detroit e Cleveland e soprattutto l’ennesimo dramma sportivo di Chicago, la copertina della Conference non può che esser dedicata agli Indiana Pacers. 

La squadra di Frank Vogel, dopo le ottime cose degli ultimi anni, ha fatto un ulteriore salto di qualità e sta dominando la Conference. Con 17 vittorie e due sole sconfitte i Pacers hanno il miglior record non solo della Conference, ma di tutta la Lega e ha già 3 partite di vantaggio su Miami. Il segreto di Pulcinella si chiama Lance Stephenson. “Born ready” come lo chiamano ormai, da anni è cresciuto tantissimo diventando un giocatore poliedrico e non è un caso che stia sfornando diverse prestazioni in zona tripla-doppia. Al suo fianco poi c’è un Paul George favoloso, anche lui ha fatto l’ennesimo salto di qualità e adesso è a tutti gli effetti uno dei 5 migliori giocatori della Lega. A queste due certezze si aggiunge il resto di un gruppo di alto livello e con una panchina finalmente solida, grazie anche Luis Scola, il principale acquisto estivo. Ottimi in attacco, perfetti in difesa i Pacers hanno una marcia in più rispetto a tutti al momento, anche ai Miami Heat.

Già gli Heat, Miami gioca con la tranquillità dei campioni,

mercoledì 20 novembre 2013

Western Conference. Tra sorprese e certezze tanto spettacolo

Come sempre da anni a questa parte la Western Conference è quasi un campionato a se stante. Troppe le squadre di alto livello sulla piazza per non notare una differenza abissale con l’altra Conference. Quest’anno poi, oltre alle “solite” certezze, non mancano le sorprese ad altissimo livello.

Impossibile non cominciare parlando dei Blazers. Con una striscia aperta di sette vittorie consecutive i ragazzi dell’Oregon sono ad un passo dalla vetta, occupata dagli Spurs. La squadra che l’anno scorso aveva fatto intravedere ottimi lampi è stata migliorata con un mercato chirurgico. In particolare Robin Lopez, arrivato da New Orleans, ha chiuso quel buco in mezzo all’era che aveva dato tanti problemi in difesa. Al suo fianco LaMarcus Aldridge è libero di esprimere tutto il suo talento e si è caricato la squadra sulle spalle assieme Damian Lillard, che si sta confermando ad altissimi livelli. Il tutto senza dimenticare un Wes Matthews sempre più protagonista.

Chi invece era una sorpresa l’anno scorso ora è una solidissima certezza, parliamo dei Golden State Warriors,

martedì 19 novembre 2013

Eastern Conference. Tutti dietro ad Indiana, ma quanta mediocrità

In estate il mercato sembrava aver favorito la costa Est che tra colpi vari pareva la Conference nettamente più rafforzata. Chicago ritrovava Rose, Miami e Indiana erano due certezze. E’ vero, Boston spariva dal giro delle grandi, ma nel contempo di compiva l’ambizioso piano di Brooklyn mentre Cleveland, Detroit e Washington mettevano mano al portafoglio per costruire squadre decisamente più competitive, mentre NY con Bargnani sognava di fare l’ultimo passo verso la consacrazione.

Dopo 3 settimane scarse di regular season però il panorama ad est è ben diverso da quello ipotizzato in estate. Solo 4 squadre hanno un record superiore al 50%. Oltre alle 3 big (Indiana, Miami e Chicago in rigoroso ordine di classifica) la sorpresa si chiama Atlanta, squadra che ha rinnovato tantissimo, ma che per quest’anno non ha l’ambizione e nemmeno talento a dirla tutta, per arrivare fino in fondo.

Per il resto tanti progetti partiti con il piede decisamente sbagliato. A Cleveland kyrie Irving sta passando il momento più difficile della carriera ed è vittima di una pesante involuzione tecnica, tra palle perse alle stelle e % a dir poco ballerine. Bynum fatica a tornare, ma soprattutto Anthony Bennet, giocatore per cui è stata spesa la prima scelta assoluta al draft, rischia di entrare nella storia dalla parte sbagliata.

Poi c’è il doppio caso New York. Dalle parti del Madison , con l’infortunio di Chandler si sono improvvisamente resi conto di non avere lunghi affidabili e di avere una difesa imbarazzante (e Bargnani è uno dei principali indiziati in entrambi i casi). Nel contempo continuano le difficoltà di integrazione tra Carmelo Anthony e il resto del mondo. Dal draft è arrivata una gran presa con Hardaway Jr. ma per lui al momento non c’è spazio, al punto che Shumpert è finito immediatamente sul mercato, per ora senza successo. Il record 3-6 dice tutto.

giovedì 31 ottobre 2013

NBA, i risultati del sondaggio di Puntosport24

Dopo lunghissimi mesi di interminabile attesa, è finalmente scattata la nuova stagione NBA. Come sempre, i pronostici si sprecano. Noi di Puntosport24 abbiamo già stilato le nostre griglie di partenza (clicca qui per la Eastern Conference, e qui per la Western), ma abbiamo voluto dare la possibilità anche ai fans della nostra pagina facebook di esprimere le loro idee rispondendo a 6 semplici domande. Ecco dunque i risultati:



Chi vincerà la Western Conference?

1) San Antonio Spurs 36.3%

2) Golden State Warriors: 18.2%

2) Oklahoma City Thunder 18.2%

4) Los Angeles Clippers 13.5%

5) Houston Rockets 9.1%

6) Denver Nuggets 4.5%

Ormai è un dato di fatto: i Golden State Warriors sono ormai da considerare tra le big della Western Conference.

lunedì 28 ottobre 2013

NBA. Il ranking di Puntosport24, Eastern Conference

1. Miami Heat. Sarà difficile spodestarli anche quest’anno. C’è chi critica la cessione di Mike Miller, chi ritiene che Wade, sempre più acciaccato, ormai sia di poco aiuto a Lebron: balle. La squadra è ormai collaudatissima, gli innesti di Beasley e Oden ci piacciono molto, soprattutto il primo perché, inserito finalmente in un contesto vincente, potrebbe sicuramente farci vedere ampi sprazzi del talento di cui è dotato. Va sottolineato però che quest’anno la concorrenza, specialmente ad est, è più che mai agguerrita. 

2. Indiana Pacers. Derrick Rose li ha sottovalutati, ritenendo che solo Miami sia più forte dei suoi Chicago Bulls. Secondo noi si sbaglia. Questi Pacers, Spurs a parte, sono la squadra che ha messo maggiormente in difficoltà gli Heat nella passata stagione. Il quintetto base è molto rodato, e l’inserimento di Scola, sesto uomo extra-lusso, non farà che aumentare la pericolosità di un reparto lunghi (West-Hibbert) tra i più prolifici della lega sia offensivamente che difensivamente. Non dimentichiamo che finalmente dovrebbe essere a pieno regime anche Danny Granger, sfortunatissimo negli ultimi anni ma che, se anche dovesse fornire la metà di quanto rendeva solo due anni fa, spedirebbe questi Pacers in paradiso.

3. Chicago Bulls.

domenica 27 ottobre 2013

NBA, il ranking di Puntosport24, Western Conference

1. Golden State Warriors. Se ne parla meno di quanto si dovrebbe. I californiani già l’anno scorso avevano una squadra da urlo, con quello che ormai si può ritenere il miglior play della lega, Steph Curry, una guardia pulita ed essenziale, Thompson, un giovane dal potenziale devastante, Barnes, ed una coppia di lunghi tra le meglio assortite di tutta la lega, quella formata da Lee e Bogut. Come se non bastasse in estate è arrivato Andre Iguodala, pezzo pregiato del mercato e probabilmente uno dei migliori difensori del lotto. Iguodala è un collante, può giocare in due o tre posizioni diverse ed ha la giusta mentalità. Anche la panchina non è da buttare, con Bezemore, Ezeli, Green, Speights, elementi che non faranno rimpiangere i titolari. Se l’infermeria non dovesse riempirsi, i Warriors potrebbero sconquassare gli equilibri della lega.

2. San Antonio Spurs. Quando molti li davano per morti e sepolti, ecco che i “vecchi” Spurs vanno ad un possesso dal clamoroso trionfo in finale contro Miami. La squadra è quella dell’anno scorso con qualche aggiunta, come ad esempio Marco Belinelli, che apparentemente gode di grande considerazione da parte di coach Popovich. Chiunque avesse qualche idea di lottare per il titolo dovrà senza dubbia fare prima i conti con loro, sempre presenti quando la palla pesa di più.

3. Los Angeles Clippers.

venerdì 2 agosto 2013

Il Punto sul mercato NBA. Jennings fa sognare Detroit; Cleveland pensa in grande, Lakers e Mavs decisamente no

Ci eravamo lasciati con la promessa di focalizzarci sulle mosse di mercato di cui non avevamo ancora trattato, ed eccoci qua (clicca qui per leggere l'ultimo articolo sul mercato NBA). 

Vogliamo però iniziare con uno scambio importantissimo che ha movimentato gli ultimi giorni, ovvero quello che ha portato Brandon Jennings ai Detroit Pistons in cambio di Brandon Knight, Khris Middleton e Viacheslav Kravstov. Jennings aveva appena firmato un triennale da 25 milioni con i Bucks, prima di essere spedito tramite una sign and trade proprio ai Pistons. 


Detroit archivia così un mercato davvero scoppiettante, che ha visto il suo apice con l’innesto di Josh Smith ma anche di altri elementi interessanti, non ultimo proprio Gigi Datome, che secondo molti ha numerose chance di partire nel quintetto base già da subito. Ricordiamo infatti che Detroit dovrebbe partire con Jennings, Caldwell-Pope (con Billups pronto a subentrare ad uno dei due….), Smith, Monroe e Drummond, ma è molto probabile che J-Smoove sarà impiegato la maggior parte del tempo da ala forte, liberando quindi lo spot di ala piccola probabilmente proprio all’ultimo MVP del campionato italiano. I Pistons attualmente mantengono il proprio salary cap intorno a quota 60 milioni, dunque esattamente al limite, ma dall’anno prossimo Stuckey e Villanueva libereranno nientemeno che 17 milioni di dollari in due; è dunque pronosticabile che, se ora i Pistons sono in lizza per uno dei primi 5/6 posti ad est, dal 2014 potranno puntare molto molto più in alto.

martedì 9 luglio 2013

Il punto sul mercato NBA. Iguodala ai Warriors; J-Smith ai Pistons; i Cavs puntano molto in alto...

Settimana incandescente in NBA. Oltre alla firma di Dwight Howard per gli Houston Rockets, di cui parliamo a parte (clicca qui per leggere l'articolo), tantissimi free agent hanno svelato la loro prossima destinazione. 

Partiamo da quello che forse ha fatto più rumore: Andre Iguodala ha sorpreso tutti optando per i Golden State Warriors con un contratto di 12 milioni all’anno per 4 stagioni. Scelta resa possibile, da parte dei californiani, grazie alle cessioni dei contrattoni di Richard Jefferson, Andris Biedrins e Brendon Rush verso Utah in cambio praticamente di nulla. Tale mossa ha liberato dal salary cap dei Warriors ben 24 milioni, mentre ha caricato di contratti in scadenza il salary cap dei Jazz, che hanno il chiaro intento di puntare alla primissima chiamata del prossimo draft, cui giungeranno anche con un monte stipendi incredibilmente basso (allo stato attuale, saranno impegnati solo 5 milioni).
Ma torniamo a Golden State, dove probabilmente staranno già sognando quantomeno una finale di conference. È vero che ad ovest la concorrenza è agguerritissima, ma un quintetto con Curry, Iguodala, Barnes, Lee e Bogut ce l’hanno davvero in pochi, senza contare che dalla panchina si alzerà gente del calibro di Thompson, Green, Ezeli, e l’ultimo acquisto Marreese Speights, firmato con un triennale da 5 milioni a stagione. E l’anno prossimo scade il contratto da 14 milioni di Bogut, il che garantisce un minimo di elasticità sul mercato anche nella prossima estate…

Spostiamoci ad est

sabato 6 luglio 2013

Dwight Howard a Houston. Ecco cosa cambia per Lakers e Rockets

Per lui non è stato necessario un programma interamente dedicato alla “Decision”: è bastato Twitter. Così Dwight Howard ha annunciato di divorzio dai Lakers di Kobe Bryant (che, per dispetto, lo ha rimosso dai personaggi da lui seguiti proprio su Twitter…) per accasarsi agli Houston Rockets di James Harden.

Si tratta senza dubbio di uno di quei movimenti di mercato in grado di rivoluzionare la geografia dell’NBA. I Rockets infatti si pongono di diritto tra le principali candidate al titolo della Western Conference, in quanto l’asse Harden-Howard potrebbe risultare assolutamente devastante. Tuttavia per sognare in grande a Houston c’è ancora da lavorare. Attualmente il quintetto dei texani proporrebbe Lin-Harden-Paerson-Motiejunas-Howard. Oppure la variante più “piccola” con Beverley-Lin-Harden-Paerson-Howard, con il turco Asik, centro reduce dalla migliore stagione in carriera (10.1 punti e 11.7 rimbalzi di media in regular season) costretto ad accontentarsi delle briciole lasciate da Superman. Un po’ poco per uno che nei prossimi due anni incasserà quasi 20 milioni di dollari.

Su di lui dovrà puntare la dirigenza dei Rockets per sperare di ottenere qualcosa in cambio: un discreto lungo ed un paio di mestieranti utili per la panchina, anche a costo di sacrificare qualche scelta futura. 

Se i Rockets riusciranno a ruotare tutti gli ingranaggi nel modo giusto è molto probabile che a maggio e forse a giugno li vedremo ancora in campo. Attenzione però, perché mai come quest’anno la concorrenza sembra agguerrita: oltre ai soliti Spurs, Thunder e Grizzlies,

lunedì 1 luglio 2013

Il Punto sul mercato NBA. Bargnani a New York: come verrà utilizzato?; quattro squadre su Dwight Howard;

Archiviato il draft (clicca qui per leggere le prime impressioni sugli scambi della notte del draft), si pensa alla costruzione delle squadre mediante trade o pescando i migliori free agent sulla piazza. 

La notizia del giorno è senza dubbio quella del passaggio di Andrea Bargnani ai New York Knicks in cambio di Steve Novak, Marcus Camby, una prima scelta del 2016 e due seconde scelte (2014 e 2017). Mossa di mercato che ha lasciato un po’ tutti sbigottiti, perché probabilmente i Toronto Raptors (clicca qui per leggere i nostri consigli per il mercato dei Raptors), nonostante le due ultime stagioni decisamente grigie del Mago, potevano ottenere qualcosina in più. Soprattutto se pensiamo che dall’arrivo di Rudy Gay in Canada i Raptors hanno viaggiato a velocità da playoff, quindi secondo noi non era necessario ricostruire per l’ennesima volta, ma sarebbero bastati un paio di elementi di discreto livello per fare quel passetto in più.

Concentriamoci però su New York, squadra che dovrà far convivere Stoudemire, Bargnani e Chandler nel settore lunghi, senza contare che Carmelo Anthony offre maggiori garanzie quando è utilizzato da 4.

venerdì 28 giugno 2013

Prime considerazioni sugli scambi che hanno movimentato la notte del draft NBA

La notte del draft 2013 sarà ricordata, oltre che per la scelta di Anthony Bennett al numero 1, anche per alcune trade di un certo interesse. Andiamo ad analizzare le conseguenze che tali scambi potrebbero apportare alle squadre coinvolte.

Partiamo dai Memphis Grizzlies, che hanno scambiato Darrell Arthur e la 55esima scelta per Kosta Koufos, centro greco autore di 8 punti e 7 rimbalzi di media nei 22 minuti giocati a partita nella stagione appena trascorsa. L’ex Nuggets è partito titolare in tutte le 81 partite da lui giocate, venendo spesso preferito a Javale McGee. Difficile dunque pensare che un giocatore di questo livello, non esplosivo atleticamente ma molto utile dal punto di vista tattico, possa fare l’ombra di una star come Marc Gasol: improbabile vederli in campo insieme, più plausibile invece che il greco debba accontentarsi di giocare quei 10/15 minuti a partita quando lo spagnolo siederà in panchina. Un po’ sprecato a nostro avviso…che sia soltanto il primo passo per inserire Marc Gasol in qualche trade?

martedì 25 giugno 2013

Utah Jazz, consigli per il mercato

Anno zero per gli Utah Jazz. Dopo una stagione che li ha visti a lungo lottare per un posto ai playoff, la squadra che si presenterà ai nastri di partenza della prossima stagione sarà profondamente rinnovata. Infatti Al Jefferson, Paul Millsap, Randy Foye, Mo Williams ed Earl Watson non figureranno più a libro paga (togliendo così 36 milioni dal salary cap dei Jazz), mentre i giocatori sotto contratto saranno soltanto sei, ovvero Alec Burks, Jeremy Evans (entrambi elementi di contorno o poco più), Gordon Hayward, Marvin Williams, Derrick Favors ed Enes Kanter. 

È lampante come il ruolo di playmaker sia totalmente scoperto, mentre sarebbe necessario rintracciare perlomeno una guardia titolare, un centro di alto livello ed un altro lungo di rotazione.

sabato 22 giugno 2013

Il pagellone delle Finals tra Miami e San Antonio

Le Finals NBA 2013 si sono appena concluse e hanno sancito i Miami Heat campioni! La serie contro i San Antonio Spurs è stata sicuramente tra le più belle degli ultimi anni, arrivata ad una gara 7 colma di tensione ed incertezza, che ha trovato la sua soluzione solo nel finale di gara, a ribadire, una volta di più, l’assoluto equilibrio tra quelle che sono le due migliori squadre del pianeta. Dopo aver messo praticamente già una mano sul Larry O’Brien Trophy in gara 6, gli Spurs si sono visti riacciuffati nel finale dei regolamentari da una tripla senza senso di Ray Allen che ha mandato tutti all’overtime e alla successiva gara 7, dove, dopo una partita bellissima, gli Heat hanno potuto finalmente esultare dopo una stagione e, soprattutto, dei playoff pieni di alti e bassi, di polemiche, dentro e fuori dal parquet.

Esaminiamo ai raggi X queste Finals, andando a compilare le pagelle dei protagonisti delle due squadre.