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lunedì 14 luglio 2014

Elogi, riflessioni e chiavi tattiche sul trionfo finale della Germania

Ancora una volta ai supplementari, ancora una volta un’Europea sul tetto del mondo. Questa volta è la Germania ad aggiudicarsi il trofeo, per la quarta volta nella sua storia dopo i mondiali del ’54, ’74 e ’90. La finalissima al Maracanà, tempio del calcio, ha offerto una partita per alcuni tratti bella, piena però di sbavature offensive e di tanto tatticismo, sfociata ancora una volta nei tempi supplementari fino a che, un errore difensivo lascia Goetze libero di stoppare e diventare, a 3 minuti dal termine del secondo tempo supplementare, l’eroe nazionale. 

La gara impostata dalla Germania prevedeva il classico 4-2-3-1 dando la possibilità a Kroos di giocare alto, sfruttare 15 metri più avanti la sua fisicità e tenere così un triangolo di pressing insieme al suo compagno Schweinsteiger e Kramer, scelto per la finale. L’infortunio dopo pochi minuti al giocatore del Borussia Monchengladbach ha costretto il ct Loew a scegliere Schurrle,

mercoledì 18 giugno 2014

L'angolo della tattica. I segreti dell'Olanda di Van Gaal

Gli esteti del gioco non possono fare a meno di amarlo. Il calcio olandese è da ormai anni immemori l’essenza del bello del calcio, indipendentemente dalla capacità di centrare poi l’obbiettivo. Se consideriamo il calcio come mero conto di trionfi, verrebbero a mancare le lodi a grandi del calcio (Best ad esempio con la Nazionale, Maradona che di fatto, ha vinto “poco” in relazione al suo infinito talento). C’è tanto oltre la singola vittoria, ed apprezzare la filosofia del gioco olandese nel corso degli anni evoluta ma mai nel nucleo mutata, è anch’essi un motivo di riconoscimento che la storia conferisce agli Oranje.

La vittoria dal gusto di vendetta (mica tanto vendetta comunque) ai danni della Spagna per 5-1 ha portato la nazionale allenata da Van Gaal ad avere la giusta considerazione per la vittoria finale. Veniva etichettata come nazionale di seconda fascia, incognita ecc. ed è “bastata” una prestazione per cambiare le carte in tavola. Andiamo con ordine però. Il maestro Van Gaal ha in un biennio costruito un gioco moderno olandese basato su punti cardine, su movimenti con e senza palla, atti a sfruttare tutta la qualità ma soprattutto la capacità di scelta dei singoli giocatori che, fin dalle giovanili sono abituati ad amministrare con la massima tecnica possibile, la sfera. A questo il tecnico olandese ha aggiunto verticalizzazioni repentine, e tagli tra le linee di difesa con alla base un’estetica a tinte oranje nelle esecuzioni.

Dai preamboli si passa quindi ai fatti. Rispolveriamo la nostra cara “lavagna” e cerchiamo di capire perché l’Olanda gioca così bene e perché può essere una Nazionale pericolosa per tutti.

domenica 15 giugno 2014

Valutazioni tattiche dopo Italia-Inghilterra

Buona la prima… O almeno il risultato. L’1-2 di Inghilterra Italia in scena a Manaus porta gli azzurri a quota tre punti, dando così la possibilità agli azzurri di poter chiudere la pratica girone, tra sei giorni contro il Costa Rica, che a sorpresa, ha battuto l’Uruguay con un netto 3-1.

Le reti di Marchisio e Balotelli però, non devono coincidere con il gesto finale di Mario (1-2, zitti tutti); Ancora non è stato fatto nulla, ancora abbiamo tanto da migliorare.

La scelta del 4-1-4-1 del ct Prandelli trova ragion d’essere in linea generale. La squadra è compatta, si allinea bene, ed il perno di centrocampo, De Rossi, riesce a garantire un’uscita della palla in linea a tre (si frappone tra i due centrali di difesa), garantendo ampiezza, e possibilità di lasciare Pirlo libero di interagire quantomeno laterale alla porta avversaria, dando così continui triangoli di gioco che con la qualità, riescono ad essere efficaci anche in contesti difficili.

Della vittoria di ieri però, bisogna analizzare soprattutto le cose che non vanno: Il primo punto è la difesa. Ieri Sterling ci ha fatto letteralmente ammattire, imbeccando sempre Chiellini fuori ruolo. Il centrale Juventino non gioca più sulla fascia da tempo immemore, ormai è un centrale e lo si è visto e nella fase offensiva (mai una sovrapposizione) e in fase difensiva (ha sbagliato ogni tipo di diagonale, costringendo Marchisio a spegnersi per via del troppo impiego di energie nel dover fare il terzino). Chiellini è un centrale abile nelle marcature, e lì deve stare, al posto di un Paletta che ieri ha dimostrato di non essere all’altezza delle grandi sfide. Un buon giocatore da Parma si, ma non adatto a match dove anche un errore costa caro. Nell’azione del gol, Chiellini sbaglia la diagonale si, ma c’è solo Sturridge a seguire l’azione di Rooney ed in area, parafrasando il grande Walter Samuel, non esiste zona, si marca a uomo. Punto.

Altro aspetto da valutare è l’impiego Marchisio-Verratti. Uno esclude l’altro in questo contesto di gioco: Mi spiego. Verratti, per tipologia di movimenti non garantisce spazi a De Rossi e Pirlo, poiché svolge gli stessi movimenti del numero 21 italiano. Quando ci sono due movimenti simili, gli avversari tendono a stringere evitando così possibili incursioni e ripartenze che, si limitano sono sugli esterni. Bene Thiago Motta quindi, ma ancor meglio magari Marchisio accanto a Pirlo e De Rossi metodista, così da avere una mezzala abile nel liberare gioco e dare ritmo al pressing in fase di difesa. Spostando Marchisio al centro si potrebbe sfruttare o Cassano (accettando un uomo in meno in fase di non possesso si, ma avendo così molta più imprevedibilità negli ultimi trenta metri) alle spalle di Balotelli, con magari Candreva in posizione larga, oppure basando il proprio gioco sulle fasce, scegliendo Cerci-Candreva, in modo da avere possibili sovrapposizioni ma soprattutto maggiori 1contro 1 da sfruttare. Ieri all’Italia sono mancate le sovrapposizioni in fase di transizioni, ed infatti, le ripartenze, sono state minime. Il solo Darmian ha dato superiorità, in raccordo a Candreva che comunque riusciva a portare sempre via il centrocampista avversario pronto a scalare. Inoltre, il solo Balotelli in attacco non basta. Tolto lui, bravissimo spalle alla porta, l’Italia si è schiacciata di 25 metri, ha lasciato campo agli Inglesi, per via del fatto che Immobile, per quanto apprezzabile possa essere, non ha la capacità di difendere palla spalle alla porta, prendersi buoni falli e far salire il baricentro della squadra tutta.

Paghiamo ergo, la mancanza di un ariete, e si, anche di un terzino sinistro puro che eviti di stringere, in fase di possesso, il campo di 5 metri, utili comunque a garantire inserimenti spalle ai difensori.

Nonostante ciò comunque, bisogna lodare la qualità del centrocampo italiano, abile nel dettare ritmi e tenere testa in ogni contesto di gioco. L’Italia palleggia bene, riesce a trovare ottime trame per le sovrapposizioni, e questo grazie appunto ad una qualità eccelsa nei piedi dei vari De Rossi, Pirlo, Motta.

Bisogna lavorare su questi “difetti”, specie in difesa, che dovrà essere la vera forza di questa squadra, il resto è nei piedi del nostro centrocampo, vero punto di forza tattico di una Nazionale, che visti i risultati attorno, può dire la sua.
 
Ernesto D'Ambrosio


domenica 12 gennaio 2014

L'angolo della tattica. L'analisi di Atletico Madrid-Barcellona

Un Vicente Calderon bollente; Ventidue calciatori pronti a darsi battaglia; Due argentini in panchina ma diversi tra loro; Due stili di gioco differenti. Ieri sera è andata in scena una gara per certi versi eccezionale, che ha raccontato due microcosmi, due filosofie calcistiche, che probabilmente fino alla fine si daranno battaglia per lo scettro della Liga: Atletico Madrid-Barcellona.

L'Atletico torna così di prepotenza tra i palcoscenici che contano, quelli in cui abbiamo sempre trovato i cugini del Real, e appunto i catalani del Barcellona.

La partita, come detto, ha raccontato praticamente di due filosofie differenti, esclusive tra di loro, ma entrambe efficaci dal punto di vista del risultato. Da una parte, nelle vesti del padrone di casa Diego Pablo Simeone, conoscenza del calcio italiano, ha tenuto fede al suo modo di giocare dai tratti somatici italiani: difesa arroccata, in un 4-4-1-1 in fase di non possesso, con la ricerca della sfera a centrocampo con il pressing sui portatori larghi e transizioni rapide e centripete nella fase finale di gioco.

mercoledì 11 dicembre 2013

L'angolo della tattica. Paul Pogba, il centrocampista più completo del mondo

Se dovessimo chiedervi: Chi è attualmente il giovane migliore della Serie A? In poch secondi avremmo già la risposta: Paul Pogba. Il francesce classe '93, in forza alla Juventus di partita in partita sta conquistando tutti, dai grandi esperti agli appassionati di calcio. All'età di 20 anni rappresenta l'investimento futuro migliore che ci sia sul mercato. Il numero sei, in mezzo al campo è il vero e proprio faro della squadra, l'ago della bilancia di tante partite della squadra di Antonio Conte.

Vero è che la crescita del ragazzo è stata agevolata dalla struttura già consolidata di una squadra già campione in carica, quindi per il ragazzo originario della Guinea, entrare nei meccanismi del 3-5-2 all'insegna dell'intensità fisica e dei ritmi alti, è stato molto più facile. La struttura fisica ha fatto il resto (188 cm per 80 kg) ma alla base di tutto ciò, c'è una qualità calcistica che viene solo sottolineata nei gol al volo (belli per carità) ma che non rendono ampiamente merito a ciò che davvero fa Pogba in campo. Si potrà parlare della capacità di Pirlo di gestire gioco, o della capacità di andare al gol con frequenza di Vidal... Tutto questo però è reso possibile, o quanto meno agevolato dallo stile di gioco dell'ex Manchester United.

Vediamo quindi, tatticamente, di snocciolare il gioco del ragazzo per capire quanto sia fondamentale negli schemi della Juventus.

giovedì 21 novembre 2013

L'angolo della tattica. Alla scoperta del sorprendente Southampton di Pochettino

Il premio come squadra rivelazione di questa prima parte della stagione, nel calcio del vecchio continente, non può che andare al Southampton di Mauricio Pochettino che, a sorpresa, sta conducendo la squadra con 22 punti, in terza posizione.

Durante i pronostici estivi, credo nessuno si sarebbe aspettato questo exploit del tecnico ex Espanyol che ha deciso di mettersi alla prova in terra inglese compiendo un salto ulteriore nella sua giovane carriera.

La squadra del St. Mary's Stadium, fin dalla sessione estiva di mercato, ha impressionato per la disponibilità nell'accontentare il mister argentino: Sono arrivati alla corte dei Saints, Daniel Osvaldo, Victor Wanyama, Dejan Lovren, e portando in prima squadra l'interessante prospetto Calum Chambers per un totale di 35 milioni spesi per rinforzare una rosa già interessante.

Mister Pochettino ha impostato un gioco offensivo, su un 4-2-3-1 che in fase di possesso diventa 4-2-4 ed in fase di non possesso diventa 4-4-1-1, sfruttando quindi la linea a tre davanti solo per le transizioni.

Tirando fuori la lavagna tattica spieghiamo quindi i motivi che hanno condotto il Southampton ad avere così tanti punti con 15 gol

venerdì 8 novembre 2013

L'angolo della tattica. L'importanza di chiamarsi Callejon

Durante l'ultima finestra estiva di calciomercato, l'11 Luglio, giorno dell'ufficializzazione dell'acquisto di Josè Maria Callejon per 10 milioni di € circa, la critica giornalistica e non solo, ha storto il naso, ritenendo che il tesoretto Cavani-Lavezzi-Champions fosse stato mal impiegato. Le critiche mosse sono state varie, da giocatore da Spagna, a riserva impalpabile al Real Madrid a calciatore poco utile alla causa azzurra poiché inesperto per il calcio italiano e mai titolare nelle grandi sfide.

Come al solito, si parla troppo presto, in pieno stile bar sport, senza considerare che il campo vale più delle figurine o del fantacalcio, che il gioco espresso resta, per fortuna, l'unico vero giudice dei calciatori.

I numeri del numero 7 spagnolo originario di Motril parlano per lui: 17 sfide 7 gol complessivi e più di mille minuti in campo, a testimoniare il fatto che per Rafa Benitez, e per il Napoli tutto, El "Chulo" (il bullo, soprannome ironico datogli dal suo amico Sergio Ramos) rappresenta una pedina necessaria nell'economia della squadra.

Oltre le bellissime giocate, la qualità nel dribbling e la grande rapidità, Callejon ha conquistato il mister connazionale per il modo di approcciare alla partita, da ragazzo ventiseienne ormai maturo sempre pronto. Mourinho ha sempre detto un gran bene di lui,

domenica 13 ottobre 2013

L'angolo della tattica. L'Arsenal di Ozil, di nuovo tra le regine inglesi

Nel calcio, chi determinano le partite, sono i calciatori. Più si dispone di elementi di qualità più si hanno possibilità di vittoria. Poi ovviamente, subentra l'aspetto tattico, anch'esso fondamentale per centrare l'obbiettivo. Di fatto, un mister ed una società, devono lavorare in sinergia affinché questi elementi si possano coniugare, per trasformare il lavoro in vittoria.

Abbiamo spesso parlato di Arsenal post Henry (per circoscrivere un'era) come squadra spettacolare ma perdente. Il calcio mostrato dalla compagine di Wenger, ha sempre colpito piacevolmente, ha fatto divertire ma più che i tifosi, gli amanti del calcio, poiché non può essere piacevole per un tifoso vedere la propria squadra perdere punti in partite praticamente vinte!

Quest'anno però, l'Arsenal sembra aver subito una trasformazione, un'inversione di marcia, dettata non solo dall'arrivo di Ozil, che di fatto ha alzato il livello qualità e di gioco della squadra londinese, ma anche sul piano del gioco, la squadra di mister Wenger, sembra aver messo a posto due tre aspetti che ne hanno migliorato il gioco in senso globale. Abbiamo analizzato già lo scorso anno il gioco dell'Arsenal, parlando dell'impostazione tattica votata al possesso finalizzato, ad un gioco palla a terra, verticalizzato sulle fasce, spinto da un baricentro alto, molto alto, che spesso appunto subiva le ripartenze repentine delle avversarie.

domenica 29 settembre 2013

L'angolo della tattica. I segreti della Roma di Rudi Garcia

Ad inizio stagione, anche dopo la vittoria inaugurale contro il Livorno, nessuno si aspettava che la Roma potesse partire come nessun'altra squadra: 5 vittorie in 5 partite, subendo solo un gol. 

Quest'estate per motivi societari, sono stati ceduti i pezzi pregiati della rosa quali Marquinhos, Lamela, Osvaldo, sostituiti da nomi che comunque almeno sotto il sole estivo del mercato non hanno scaldato la piazza: Benatia, Maicon, Gervinho, Lijaic, De Sanctis, Strootman. Forse solo quest'ultimo ha suscitato entusiasmo tra i tifosi, mentre gli altri, ognuno per motivi diversi, hanno solo aumentato il malcontento generale. Stessa cosa può dirsi per l'allenatore, di fatto quinta scelta di una società sempre contestata durante il ritiro estivo e mai presente nel proteggere una società, che ha lasciato in balia del malcontento dei tifosi, il neo arrivato, Rudi Garcia.

Ecco, questo è il classico esempio del lavoro del sacrificio e della voglia che paga.

Difficile lavorare in un contesto così complicato, e per allenatore e per calciatori, con una società incerta ed un pubblico con il morale a pezzi, specie quando i giornali, come troppo spesso succede, bocciano chiunque al solo fine di aumentare polemiche ( e vendite...).

La Roma sotto il comando di Rudi Garcia ha lavorato bene, e sta costruendo dalle basi di un solido ritiro, il futuro del club.I risultati raggiunti fino a qui comunque non sono di poco conto, ne casuali, e per questo vogliamo spiegare tatticamente i segreti di questa Roma solida come non mai.

Rudi Garcia ha sempre amato giocare con un 4-3-3, poiché è il modulo che statisticamente ricopre più zone di campo; I calciatori così disposti rendono le trame fitte fin dal primo palleggio avversario. Ovviamente questo necessita di interpreti adatti, rapidi, dediti al sacrificio, e pronti a ripartenze immediate finalizzate al contropiede in superiorità numerica.

Usiamo i nostri consueti blocchi per capire meglio il gioco della Roma.

mercoledì 25 settembre 2013

L'angolo dela tattica. Inter, il miracolo tattico di Mazzarri

La stagione 2013/14, rappresenta per l'Inter, un crocevia storico: Si sta assistendo al passaggio della maggioranza della proprietà, da Massimo Moratti, storico presidente nerazzurro, al tycoon indonesiano Erik Thohir. Un passo storico, che sicuramente servirà ad ampliare il brand Inter nel mondo.

Spostandoci sul campo invece, l'evento che ha assunto più rilievo è stato sicuramente il cambio di panchina nerazzurra: da Andrea Stramaccioni a Walter Mazzarri. Il giovane mister romano, voluto da Moratti, ha incontrato numerose difficoltà nel corso della stagione passata, e di fatto il nono posto (per cause concatenate) ha spinto la dirigenza ad affidare la squadra in mano ad un mister navigato (per altro, contattato preventivamente già per gennaio...) come appunto il tecnico di San Vincenzo.

Alla Pinetina sono arrivati: Icardi, Campagnaro, Andreolli, Botta e Laxalt (quest'ultimi due girati in prestito a fare esperienza) anticipando a Gennaio numerose squadre per Giugno; Mentre in quest'ultima finestra di mercato, l'Inter ha chiuso trattative importanti quali Belfodil, Taider, Wallace, Rolando. 

Considerando la disponibilità economica (non si poteva spendere molto in vista di una cessione societaria) ed il fatto che la squadra è fuori dalle coppe (ergo una partita a settimana) la società nonostante qualche piccola lacuna (forse serviva un mediano in più ed un esterno di livello superiore), si è ben comportata, e le prime uscite della squadra lo testimoniano.

domenica 22 settembre 2013

L'angolo della tattica. Le possibili chiavi tattiche di Milan-Napoli

Questa sera tocca a Milan-Napoli, posticipo della quarta giornata, a chiudere questa domenica di Serie A. La sfida è di quelle importanti, tra la seconda e la terza classificata dello scorso campionato.

Il Napoli sbarca a Milano con il morale a mille, reduce dalla vittoria di Champions contro il Borussia Dortmund, e 9 punti in campionato. Mentre il Milan, nonostante la vittoria contro il Celtic, poco ha convinto per gioco, e nonostante ciò, deve evitare di perdere ulteriore terreno e creare un divario cospicuo rispetto alle squadre davanti.

Le probabili formazioni dicono:
Milan (4-3-1-2) - Abbiati, Abate, Mexes, Zapata, Emanuelson; Poli, De Jong, Muntari; Robinho; Balotelli, Matri.

Napoli (4-2-3-1) - Reina, Maggio, Albiol, Britos, Zuniga; Dzemaili, Behrami; Callejon, Hamsik, Insigne; Higuain.

Rispetto alla sfida contro il Celtic Allegri recupererà sulla fascia destra Abate, che si è regolarmente allenato negli ultimi giorni. In mezzo al campo, invece, Andrea Poli è pronto a tornare dal 1' dopo aver giocato solo pochi minuti in Champions League. Il tecnico toscano, inoltre, è intenzionato a schierare per l'occasione l'attacco con Robinho che agirà alle spalle del tandem Balotelli-Matri. Cambio rispetto alla gara di mercoledì sera anche sulla corsia sinistra con Emanuelson che prenderà il posto di Constant.