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lunedì 16 giugno 2014

Quali sono le ambizioni della Francia?

Ieri sera abbiamo assistito all’esordio della Francia, contro il modesto Honduras, in questo campionato del Mondo e ovviamente i transalpini hanno portato a casa i tre punti senza faticare più di tanto; è vero, magari si ci poteva aspettare che la sbloccasse prima, che esprimesse un calcio migliore ma era talmente superiore all’avversario che non serviva neanche e come abbiamo visto il match si è concluso sul 3-0. 
 
La Nazionale di Deschamps si è presentata a questa competizione abbastanza in sordina, senza grandissime ambizioni ma si sa: mai dire mai! Ci sono alcuni aspetti che vanno considerati e che fanno dire che la Francia può comunque dire la sua in questo Mondiale. È vero le assenze di Ribery per infortunio e quella di Nasri per scelta tecnica penalizzano parecchio e abbassano la qualità della rappresentativa francese ma non credo che una volta in campo i giocatori si piangeranno addosso per le assenze, siamo al mondiale; penseranno a giocare e basta. 
 
Come tutte le squadre i Bleus hanno i loro punti di forza e di debolezza, e noi vogliamo analizzarli per capire quali ambizioni può avere la formazione di Deschamps. In porta il capitano Lloris non è assolutamente male, ed anche se quest’anno la sua stagione è stata caratterizzata da qualche problema fisico rimane un punto fermo. 
 
In difesa il discorso è un po’ più complicato; il talento non manca perché i due difensori centrali oltre ad essere giovani e promettenti si completano a vicenda per caratteristiche. Entrambi abbastanza forti fisicamente, Varane è polivalente e sa giocare bene anche la palla, Sakho invece la mette più sul piano fisico ed è bravo nel gioco aereo, tuttavia quest’anno i due non hanno giocato tantissimo per via di alcuni problemi fisici (in più per Varane c’è una concorrenza niente male al Real) e inoltre sono uno del 1993 e l’altro del 1990, non proprio abituati a giocare partite di livello; starà a Deschamps farli sentire tranquilli e dar loro fiducia perché le qualità non mancano. 
 
Sugli esterni Evra è una garanzia ed avrà una voglia matta di riscatto dopo la deludente stagione con il suo Manchester United; dall’altra parte ieri sera il mister ha schierato Debouchy, ma è comunque un ballottaggio tra lui e Sagnà. Passiamo al centrocampo, vero punto di forza di questa squadra. Pogba, Cabaye e Matuidi assicurano un mix di forza fisica, esplosività, tecnica, visione di gioco e freschezza: giocatori forti, giovani e che vogliono emergere partendo da delle ottime basi. Pogba lo conosciamo tutti, Cabaye a mio giudizio è un ottimo centrocampista dotato di intelligenza tattica, piedi buoni e capacità di lancio oltre a visione di gioco. Matuidi assicura palloni recuperati, forza fisica, muscoli: doti sempre gradite a centrocampo e poi non è neanche così scarso con i piedi, non uno alla Gattuso per dire. Inserito nella lista dei centrocampisti c’è anche Valbuena che a seconda del modulo può essere schierato esterno d’attacco o trequartista e che è uno che può avere il colpo imprevedibile, assicura fantasia e dinamismo. 
 
Anche i ricambi non sono niente male: Remy Cabella e Moussa Sisshoko non saranno nomi altisonanti ma comunque sono ottimi ricambi ed in più c’è Morgan Schenderlein, che anche se inserito tra gli attaccanti, si è distinto nel Southampton proprio in mezzo al campo dimostrando anche lui buona visione di gioco e capacità di inserimento. E passiamo proprio all’attacco dove abbiamo l’esperienza di Benzema, il talento frizzante del giovane Griezmann che benissimo ha fatto nella Real Sociedad negli ultimi anni, Giroud che a partita in corso può rivelarsi una buona arma e Loic Remy oltre al sopracitato Schenderlein. 
 
Ovviamente dipenderà parecchio da cosa prevarrà: se la Francia riesce ad esaltare i punti di forza e limitare quelli di debolezza ha le possibilità di giocarsela anche perché, pur essendoci squadre più attrezzate, non ci sono super corazzate. C’è da aggiungere che i Galletti transalpini hanno un tabellone non proprio complicatissimo fino ai quarti, in quanto se riuscissero a passare primi nel girone con Svizzera, Ecuador e Honduras (alla portata tutte e tre, anche la Svizzera a mio avviso), si troverebbero agli ottavi con la seconda del girone F (posto che l’Argentina arrivi prima, una tra Bosnia e Nigeria, due buone rappresentative con dei calciatori interessanti ma decisamente alla portata dei Bleus). Ai quarti il primo ostacolo: probabilmente la Germania ed in queste partite subentrano tanti di quei fattori che è difficile pronosticare, di certo la Germania partirà con i favori del pronostico ma se fanno le cose per bene, i Francesi hanno comunque giocatori che possono mettere in difficoltà tutti, soprattutto a centrocampo. D’altronde dai quarti in poi è difficile prendere squadre deboli. È chiaro, alcune rappresentative sono decisamente più attrezzate e la Francia non è di certo tra le candidate per vincere il mondiale, però può essere una outsider interessante, che può dare filo da torcere. Il bello dei mondiali, infatti, è spesso, proprio questa imprevedibilità che li rende unici (certo le eccezioni ci sono sempre) e che fa sì che solitamente non vincono i favoriti.
 
Tommaso Vutano

San Antonio Spurs, il trionfo di una squadra perfetta

San Antonio (Texas), At e T Center, sono le 5:30 passate (ora Italiana), quello che accade è storia. I San Antonio Spurs firmano il 4-1 nella serie demolendo i Miami Heat di Lebron, Wade e Bosh, vendicando ampiamente il dramma sportivo dello scorso anno e dimostrando al mondo una superiorità schiacciante sugli avversari. Campioni della Western Conference ma soprattutto Campioni Nba per la quinta volta dal 1999. Vero è che ci aspettavamo qualcosa in più da Miami ma questi Spurs sono ingiocabili e non c’è tempo per fare questi discorsi. Bisogna celebrare i 5 titoli, impresa enorme considerando che in tutti questi anni si sono susseguiti avversari eccezionali e che anche loro hanno fatto la storia. Tim Duncan si riempie una mano, niente male per uno che nella sua carriera ha avuto l’onore e il privilegio (ricambiato certamente) di affrontare epoche favorevoli e sfavorevoli vedi epopea Lakers di Kobe e Shaq e tante altre squadre competitive che ovviamente trovi nell’arco di 15 anni. Gli Spurs sono al momento la massima espressione del Basket a livello mondiale, il gioco più bello che si possa vedere, sempre alla ricerca del tiro migliore con un giro palla esaltante, spaziature sempre perfette, un grande allenatore, grandi giocatori e una professionalità esasperante che permette tutto questo. 
 
Un’orchestra diretta da un ex agente della CIA, tale Gregg Popovich, una mente del Basket e un finissimo psicologo che tantissimo pretende dai suoi giocatori ma tantissimo da. Parliamo di Ginobili: un passatore magnifico, un modo di interpretare il basket a modo suo (per esempio mette triple che a volte sembrano senza senso ma poi le tramuta spesso ed il senso lo prendono subito), un abilità di passaggio fuori dal comune e capacità di far scomparire il pallone. Stanotte la schiacciata in faccia a Bosh è qualcosa di sublime. 
 
Il titolo di Mvp viene vinto da Kawhi Leonard, un ragazzo di 22 anni con una storia difficile alle spalle ed una personalità veramente accentuata che lo ha portato già l’anno scorso a giocarsi le Finals e incidere con le sue prestazioni, quest’anno invece è stato veramente decisivo a tutto campo, in difesa e in attacco ed ha meritato pienamente il titolo di Mvp. Media serie: 17.8 punti, 6.4 rimbalzi, 2.0 assist, 1.6 rubate e 1.2 stoppate ma radicalizzando il discorso nelle partite decisive (gara 3 e gara 4) è risultato Stradecisivo annullando totalmente le prove opache di gara 1 e gara 2 e dominando in attacco e in difesa, mettendo triple da ogni dove, schiacciando a rimbalzo, difendendo alla grande su tutti, sopra i 20 punti (29 in gara 3) nelle ultime 3 partite della serie con i 20 di gara 4 conditi da 14 rimbalzi, 3 assist, 3 rubate e 3 stoppate oltre a quella perla di schiacciata che fa saltare i tifosi sul divano. Mvp ultrameritato! 
 
Adesso è il turno di Boris Diaw, un uomo che di certo non fa dello sforzo e del sacrificio il suo punto di forza. Talento enorme, ha delle mani da artista ed una comprensione del gioco elevatissima tanto è vero che risulta decisivo nell’economia degli Spurs e l’anno scorso che, per ovvi motivi, ha potuto giocare meno si è pagata la sua minor presenza. Uno di quei giocatori che quando fa andar via la palla lo fa con una raffinatezza che è un piacere per gli occhi. I Francesi degli Spurs sono 2 e oltre a Boris c’è Tony Parker, di certo non meno importante del suo connazionale. Nonostante i continui problemi fisici quando dirige lui il gioco è una garanzia e si creano situazioni davvero belle, peccato veramente che non è mai al massimo ma è un mago. 
 
Si riscatta anche Danny Green, scomparso l’anno scorso dopo gara 5 e autore di un paio di errori decisivi nel finale di gara 6, quest’anno ha messo bombe con regolarità e si è dimostrato un giocatore importantissimo negli schemi dei Texani. Ci sono anche i vari Mills (stasera indemoniato ma comunque già nell’ultimo periodo aveva fatto vedere delle buone cose), Splitter e Bonner che anche se impiegati meno fanno gruppo e a questi livelli è importante. 
 
Ne sono rimasti due. C’è Tim Duncan, giocatore di una intelligenza fuori dal comune, la sua laurea in psicologia lo aiuta sicuramente perché è veramente di una perfezione disarmante. Batte ogni record: primo per minuti giocati nei playoff, primo in doppie doppie realizzate nella storia dei playoff e infine lui, Parker e Ginobili sono il trio che ha vinto più partite di play off. Ala grande/centro, è la pedina più importante del gioco di Pop, fortissimo in difesa con la sua estrema capacità nel leggere le situazioni, fortissimo in attacco in post basso, sotto il canestro, a rimbalzo…un po’ ovunque. È l’unico che ha vinto tutti e 5 i titoli perché c’era anche nel 1999 quando insieme a Robinson il giovanissimo Timmy decise che gli Spurs dovevano vincere l’anello e così fu. Due volte Mvp in Regular Season, tre volte nelle Finals, è l’ala grande, a mio giudizio, più forte della storia. Esempio di umiltà e correttezza è il giocatore che tutti gli allenatori vorrebbero avere e poi sa decidere le partite come pochi altri. Leggenda. 
 
E poi come non celebrare il nostro Marcone Belinelli, sempre pronto quando Pop glielo ha chiesto, ha messo una tripla decisiva in gara 3 per tamponare la rimonta Heat, e ha complessivamente giocato bene ogni volta che è entrato in campo. Il primo Italiano Campione Nba, un evento storico. È sicuro che Marco questa stagione (tra acquisto Spurs all’inizio, vittoria gara da 3 punti negli All Star Game in mezzo all’anno e anello a fine stagione) non se la dimenticherà mai, e come potrebbe d’altronde?? Orgoglio Italiano. 
 
Tutti grandissimi, una franchigia veramente da prendere come esempio; complimenti agli Spurs e onore comunque agli sconfitti che dopo tre Finals e due titoli consecutivi devono arrendersi al dominio Texano. Lebron da solo non basterà mai contro una squadra così! Che dire comunque: l’Nba è davvero uno spettacolo favoloso.
 
Tommaso Vutano

domenica 15 giugno 2014

Valutazioni tattiche dopo Italia-Inghilterra

Buona la prima… O almeno il risultato. L’1-2 di Inghilterra Italia in scena a Manaus porta gli azzurri a quota tre punti, dando così la possibilità agli azzurri di poter chiudere la pratica girone, tra sei giorni contro il Costa Rica, che a sorpresa, ha battuto l’Uruguay con un netto 3-1.

Le reti di Marchisio e Balotelli però, non devono coincidere con il gesto finale di Mario (1-2, zitti tutti); Ancora non è stato fatto nulla, ancora abbiamo tanto da migliorare.

La scelta del 4-1-4-1 del ct Prandelli trova ragion d’essere in linea generale. La squadra è compatta, si allinea bene, ed il perno di centrocampo, De Rossi, riesce a garantire un’uscita della palla in linea a tre (si frappone tra i due centrali di difesa), garantendo ampiezza, e possibilità di lasciare Pirlo libero di interagire quantomeno laterale alla porta avversaria, dando così continui triangoli di gioco che con la qualità, riescono ad essere efficaci anche in contesti difficili.

Della vittoria di ieri però, bisogna analizzare soprattutto le cose che non vanno: Il primo punto è la difesa. Ieri Sterling ci ha fatto letteralmente ammattire, imbeccando sempre Chiellini fuori ruolo. Il centrale Juventino non gioca più sulla fascia da tempo immemore, ormai è un centrale e lo si è visto e nella fase offensiva (mai una sovrapposizione) e in fase difensiva (ha sbagliato ogni tipo di diagonale, costringendo Marchisio a spegnersi per via del troppo impiego di energie nel dover fare il terzino). Chiellini è un centrale abile nelle marcature, e lì deve stare, al posto di un Paletta che ieri ha dimostrato di non essere all’altezza delle grandi sfide. Un buon giocatore da Parma si, ma non adatto a match dove anche un errore costa caro. Nell’azione del gol, Chiellini sbaglia la diagonale si, ma c’è solo Sturridge a seguire l’azione di Rooney ed in area, parafrasando il grande Walter Samuel, non esiste zona, si marca a uomo. Punto.

Altro aspetto da valutare è l’impiego Marchisio-Verratti. Uno esclude l’altro in questo contesto di gioco: Mi spiego. Verratti, per tipologia di movimenti non garantisce spazi a De Rossi e Pirlo, poiché svolge gli stessi movimenti del numero 21 italiano. Quando ci sono due movimenti simili, gli avversari tendono a stringere evitando così possibili incursioni e ripartenze che, si limitano sono sugli esterni. Bene Thiago Motta quindi, ma ancor meglio magari Marchisio accanto a Pirlo e De Rossi metodista, così da avere una mezzala abile nel liberare gioco e dare ritmo al pressing in fase di difesa. Spostando Marchisio al centro si potrebbe sfruttare o Cassano (accettando un uomo in meno in fase di non possesso si, ma avendo così molta più imprevedibilità negli ultimi trenta metri) alle spalle di Balotelli, con magari Candreva in posizione larga, oppure basando il proprio gioco sulle fasce, scegliendo Cerci-Candreva, in modo da avere possibili sovrapposizioni ma soprattutto maggiori 1contro 1 da sfruttare. Ieri all’Italia sono mancate le sovrapposizioni in fase di transizioni, ed infatti, le ripartenze, sono state minime. Il solo Darmian ha dato superiorità, in raccordo a Candreva che comunque riusciva a portare sempre via il centrocampista avversario pronto a scalare. Inoltre, il solo Balotelli in attacco non basta. Tolto lui, bravissimo spalle alla porta, l’Italia si è schiacciata di 25 metri, ha lasciato campo agli Inglesi, per via del fatto che Immobile, per quanto apprezzabile possa essere, non ha la capacità di difendere palla spalle alla porta, prendersi buoni falli e far salire il baricentro della squadra tutta.

Paghiamo ergo, la mancanza di un ariete, e si, anche di un terzino sinistro puro che eviti di stringere, in fase di possesso, il campo di 5 metri, utili comunque a garantire inserimenti spalle ai difensori.

Nonostante ciò comunque, bisogna lodare la qualità del centrocampo italiano, abile nel dettare ritmi e tenere testa in ogni contesto di gioco. L’Italia palleggia bene, riesce a trovare ottime trame per le sovrapposizioni, e questo grazie appunto ad una qualità eccelsa nei piedi dei vari De Rossi, Pirlo, Motta.

Bisogna lavorare su questi “difetti”, specie in difesa, che dovrà essere la vera forza di questa squadra, il resto è nei piedi del nostro centrocampo, vero punto di forza tattico di una Nazionale, che visti i risultati attorno, può dire la sua.
 
Ernesto D'Ambrosio


sabato 14 giugno 2014

L'angolo della tattica. Quanto è importante Fred nel gioco del Brasile?

Contro la Croazia, indipendentemente dal rigore (inesistente) è balzato agli occhi di tutti il fatto che il Brasile, non è così irresistibile sul piano del gioco. Spesso i brasiliani cercano la conclusione rapida e solitaria, faticano a costruire gioco dal basso (in questo caso, il pressing di Kovacic su Luiz Gustavo è stato ben fatto ed intelligente), e soprattutto, la critica mossa da opinionisti e non, è stata: Perché in questo Brasile gioca Fred come terminale offensivo? La gara d’esordio certamente per il brasiliano non è stata esaltante, ed è entrato in partita solo per il tuffo molto poco spettacolare che ha sbloccato la gara in favore dei verdeoro. Molto poco per un titolare della nazionale favorita (per ovvi motivi) alla vittoria finale.

Quando in panchina si ha a disposizione gente del calibro di Willian, Hernanes, o in certi contesti di gioco, Ramires, si potrebbe pensare di fare a meno del trentenne in forza alla Fluminense. Basterebbe delineare di nuovo la squadra con un attacco “leggero” ma veloce ed imprevedibile, con le punte mai punte d’area e sempre pronte a non dare riferimenti.

Questa lettura, in tutta onestà non mi trova d’accordo. L’importanza di Fred, nel contesto di gioco Brasiliano, è fondamentale nell’interezza della gara, e nel contesto offensivo quanto difensivo.

Partendo dal contesto principale per una punta, quello offensivo, vediamo come il numero nove verdeoro permetta al Brasile un contesto di gioco pieno di spazi da attaccare. L’ex Lione è molto bravo spalle alla porta, e per via del suo fisico importante, riesce a giocare sponde utili a portare fuori dall’area il centrale avversario di riferimento, e mandare dentro, l’esterno d’appoggio (che sia Neymar Hulk o Oscar che scambia con il numero 10 spesso posizione) che così non solo prende 5 metri di rapidità indisturbato, ma può andare nell’uno contro uno libero dalle possibilità di un raddoppio in chiusura del centrale che è stato indotto ad uscire proprio dalla punta brasiliana. Un Lovren ad esempio è portato a seguire la punta di peso che da riferimento, piuttosto che una punta “leggera” che fa dell’uscita dall’area e del continuo movimento, il suo gioco. Levare un giocatore in grado di fare la sponda vuol dire levare riferimento offensivo, e levare appunto uno che apra la diagonale avversaria. Il Brasile in attacco ha bisogno di fraseggiare con un riferimento, e se questi viene levato dal campo, si ridurrebbe tutto ad un continuo uno contro uno che di fatto, può essere annullato dal raddoppio del centrocampista che anziché inseguire (quello che avviene nelle triangolazioni) si limita a posizionarsi in maniera tale da chiudere e la linea di passaggio e lo spazio di dribbling.

Inoltre, Fred è abile nel giocare laterale alla porta, in modo da poter ricevere anche il passaggio tra i due centrali, in movimento, sul filo del fuorigioco. 33 presenze e 17 reti, sono anche una spiegazione statistica non esaustiva certo, ma quanto meno chiara.

In fase difensiva inoltre, Fred gioca un ruolo decisivo per i tre che stanno dietro di lui. Giocando senza una punta come lui, i 3 d’attacco faticherebbero a rientrare (spesso li vediamo non seguire l’uomo che gli ha rubato palla, o l’uomo che li anticipa e gli sfugge sul primo passo) lasciando così scoperta tutta la fase di transizione difensiva brasiliana. Invece Fred, ogni qual volta il Brasile perde palla, “spinge” i compagni, scalando di ben 25 metri dall’area avversaria, mettendoli così nella condizione di essere tatticamente, e fisicamente obbligati a rientrare. Se la punta scala, i tre non possono restare in linea e sono propensi a riportarsi sulla linea di centrocampo, o gli esterni, accanto ai mediani, tenendo così, una linea di difesa (intesa come blocco di squadra, come momento difensivo corale) compatta e ordinata.

Se Scolari sceglie Fred è perché sa che questo Brasile per quanto forte, non è irresistibile,e necessita di tutti gli uomini in fase di non possesso, così da poter far male anche nelle ripartenze. Avere una punta che detta i movimenti, nelle ripartenze, apre spazi di 8-10 metri utili agli inserimenti da dietro, o dalla parte opposta, che permettono anche lo sviluppo della transizione con pochi tocchi.

Certamente, non parliamo della stella del Brasile, del fattore decisivo, ma sicuramente si parla di un ottimo attaccante, utile a “normalizzare” ed “utilizzare” tatticamente, i tre attaccanti alle sue spalle. Certamente la gara contro la Croazia non è uno spot per lui e per il Brasile tutto, ma statene certi, i tre davanti,ed il ct Scolari, hanno necessità di avere una punta di peso che gli permetta determinati movimenti in determinati momenti e contesti di gioco. Poi, avesse avuto Diego Costa non staremmo qui a discuterne, ma vista la prestazione “Spagnola”, forse un sorriso ironico, a Fred e Scolari, sarà anche venuto.
 
Ernesto D'Ambrosio