Quattro punti di vantaggio sulle inseguitrici dopo sei
partite. Napoli e Juventus hanno monopolizzato questo avvio di stagione
offrendo gioco, gol, spettacolo e solidità di squadra (Il Napoli ha la miglior
difesa con 2 gol subìti, la Juve subito dietro con 3). Domenica si disputerà la
settima giornata (i bianconeri saranno impegnati a Siena, gli azzurri
ospiteranno l’Udinese) prima della sosta per le nazionali. Al rientro ci
attenderà l’attesissimo scontro al vertice.
Analizzando le due squadre viene da pensare che il duello a
cui stiamo assistendo è destinato a protrarsi non solo sino a fine stagione, ma
anche per i prossimi anni. La squadra di Conte è solidissima in tutti i
reparti, ha una panchina lunga ed un’età madia dei giocatori-chiave tutt’altro
che elevata (eccetto forse Pirlo. Quanto avrebbe fatto comodo Verratti…). La
ritrovata partecipazione in Champions e lo stadio di proprietà garantiranno alla
Juventus quegli introiti che le permetteranno di restare su altissimi livelli
acquistando ogni estate quei due-tre giocatori di alto profilo senza avere la
necessità di far cassa vendendo i propri gioielli (vedi il Milan).
Il Napoli di Mazzarri è migliorato di anno in anno. Nessun
top-player dal mercato, nessuna spesa folle, nessun ingaggio eccessivo. L’allenatore
livornese è riuscito ad amalgamare un gruppo di buoni giocatori facendoli
rendere al massimo, estrapolando il meglio da ognuno di essi, facendo acquisire
ai propri ragazzi quella mentalità da grande squadra che ha permesso al Napoli
non solo di ben figurare in Europa, ma anche di imparare a vincere alcune partite toste,
fastidiose come quelle contro Sampdoria e Fiorentina.
Molti tifosi azzurri temono le cessioni dei gioielli, ma noi
non crediamo ci sia molto di cui preoccuparsi. Se anche Cavani dovesse salutare il popolo partenopeo a fine anno, là davanti difficilmente lo farebbero
rimpiangere, con un rigenerato Pandev, un eccezionale Insigne ed un cinico
Vargas perfettamente in grado di sostenere il peso dell’attacco di una squadra
da scudetto. Chiaramente il Matador non andrebbe via gratis, ed è probabile che
buona parte dei soldi intascati dalla sua cessione (la clausola è di 60
milioni, ma l’impressione è che con 40/45 milioni lo si possa portare via da
Napoli) saranno reinvestiti in un altro attaccante di buon livello. Non un
top-player ruba-stipendio, meglio se un attaccante dalle ottime prospettive che
si adatta alla politica tecnico-tattica ma soprattutto economica di De
Laurentis. A proposito di De Laurentis: da quando ha preso in mano il Napoli in
serie C ha sempre chiuso in attivo ogni bilancio annuale. Poche spese,
investimenti oculati: per questo il Napoli non abbandonerà il vertice del
calcio italiano.
E le altre? Finchè l’Inter si trascinerà gli ingaggi pesanti
dei senatori l’elasticità sul mercato sarà sempre ridotta. Tuttavia tra le
inseguitrici sembra di gran lunga quella messa meglio. Occorre però sperare che
i - pochi - giovani su cui si è deciso di puntare (Juan, Coutinho, Alvarez)
rispettino le attese. La Lazio è sulla buona strada, ha solo bisogno di
continuità e di una mentalità vincente: fattori, questi, non acquistabili da
mercato. È necessario lavorare, lavorare e lavorare. La Fiorentina produce il
più bel gioco della serie A, ma non riesce a concretizzarlo. Lijaic non è
niente più che un clone (scarso) di Jovetic. L’impressione è che con
Berbatov, o comunque con un attaccante di livello i viola sarebbero da scudetto
già quest’anno. La squadra c’è, la panchina pure, i giovani scalpitano. E il mercato non è lontano.
La Roma rischia di trascorrere il secondo anno della
gestione americana vittima della propria politica di
giovani-e-spettacolo-a-tutti-i-costi. L'obiettivo della dirigenza è
prevalentemente quello di far divertire i tifosi. Ma di questo passo a
divertirsi saranno i tifosi avversari. Per quanto riguarda il Milan, crediamo
sia atteso da almeno un paio di stagione di passione. De Sciglio ed El Shaarawi
i giovani da cui ripartire. Troppo poco. Del resto dopo tre o quattro estati
trascorse a fare incetta di saldi ed elemosine, prima o poi il tonfo sarebbe
arrivato.

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